Sicurezza
Aveva aggredito l'arbitro, Daspo di 5 anni al padre-ultrà
L'espisodio era avvenuto durante una partita dei giovanissimi dell'Era Calcio. L'uomo, 36 anni, non potrà vedere le partite del figlio fino al 2020
PONTEDERA. A pochi minuti dalla fine della partita, entra in campo ed aggredisce l’arbitro. Il contesto non è quello di una partita di serie A ma quello di un campionato provinciale della categoria giovanissimi. Intorno alle ore 17 del 3 gennaio, a dieci minuti dalla fine dell’incontro di calcio a Pontedera valido per il campionato giovanissimi “Era Calcio – Porta a Lucca” , il direttore di gara fischia un fallo, estrae il cartellino rosso ed espelle un calciatore.
Il padre del calciatore esplulso, 36 anni, è sugli spalti. Inizia ad inveire furibondo nei confronti dell’arbitro. E’ fuori di sé, al punto che non si contiene più: scavalca la recisione che divide gli spalti dal campo, entra in campo furibondo, corre verso l’arbitro e lo aggredisce.
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Il fischio finale della partita arriva con netto anticipo, e l’arbitro si ritrova al pronto soccorso con una vistosa ecchimosi sotto l’occhio destro. La vicenda, ancor più deprecabile perché maturata nel contesto di un campionato giovanile dove i sentimenti di lealtà, sportività e fair play dovrebbero sedimentarsi in maniera più solida e costituire un monito per i futuri campioni, dove gli adulti per primi dovrebbero farsi portatori dei richiamati valori, non è passata inosservata.
La questura di Pisa ha provveduto, preliminarmente, denunciando il genitore violento per invasione di campo durante una competizione sportiva. Successivamente, il questore Gianfranco Bernabei, a seguito di un’istruttoria aperta dalla divisione anticrimine della questura, ha adottato il provvedimento del Daspo nei confronti del papà-ultra, che vieterà allo stesso, per i prossimi 5 anni, di accedere ad ogni impianto del territorio nazionale durante lo svolgimento degli incontri di calcio valevoli per tutti i campionati nazionali ed internazionali, compresi quelli amichevoli ai quali partecipino squadre di calcio militanti in campionati nazionali professionistici e dilettantistici; negando così all'uomo la possibilità di poter seguire il figlio nelle competizioni sportive per i prossimi 5 anni.
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