Il Tirreno

Pontedera

La cassa d’espansione di Roffia è realtà

di Giacomo Pelfer
La cassa d’espansione di Roffia
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La cassa d’espansione di Roffia

L’opera, tra fallimenti e ripartenze, è arrivata a compimento. Un investimento da 17,5 milioni contro il rischio idraulico

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SAN MINIATO. Da dal 21 febbraio mattina l’asta dell’Arno è ufficialmente un po’ più sicura. Da quando la cassa d’espansione di Roffia, la cosiddetta Cassa dei Piaggioni, è arrivata finalmente a compimento, pronta ad entrare in funzione per alleggerire le prossime piene del fiume.

Un’opera che negli anni ha scontato le interruzioni, i ritardi, perfino i fallimenti delle imprese incaricate ma che alla fine permette di segnare un primo punto fermo (ad oggi il più importante lungo il tracciato dell’Arno) per la riduzione del rischio idraulico. «Oggi (il 21 febbraio, ndr) è il giorno della politica e del buon governo», ha detto il sindaco di San Miniato Vittorio Gabbanini, aprendo la cerimonia d’inaugurazione alla presenza del governatore Enrico Rossi, organizzata in sala consiliare e seguita dalla visita sulle sponde del bacino di Roffia.

La storia. In apertura il primo cittadino ha ripercorso le vicissitudini dell’opera, consegnata nell’aprile 2009 e finita negli anni successivi tra le sabbie mobili di un appalto che non ha funzionato, fino ad arrivare al pericolo scampato dell’esondazione, il 31 gennaio dello scorso anno, quando la potenza dell’Arno si riversò nel rio Arnino rischiando di far crollare l’ultimo argine a difesa delle abitazioni. «Da quel giorno – ha ricordato Gabbanini – anche grazie al sostegno del governatore Rossi, abbiamo potuto far ripartire i lavori in somma urgenza, affidandoli a sei imprese del territorio. Una scelta determinante. Nessuno ci avrebbe scommesso, eppure dopo un anno l’opera è completata e collaudata».

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I numeri. Approvato nel 1999, il progetto della Cassa dei Piaggioni rappresenta in realtà il primo lotto di un sistema di 4 casse previsto tra i Comuni di San Miniato, Fucecchio e Cerreto Guidi. L’invaso, portato ad un’estensione di 70 ettari e una capacità di 9 milioni di metri cubi d’acqua, ha richiesto un investimento complessivo di 17,5 milioni, di cui 11,5 dalla Regione, 3,5 di fondi statali, 1,5 dalla Provincia di Firenze, 600mila euro dal Comune di San Miniato più 175mila a testa tra i Comuni di Cerreto e Fucecchio.

Funzionamento. Il collegamento tra l’Arno e l’invaso è garantito da una struttura con 4 paratoie mobili (grandi 8 metri per 4 ciascuna), che in caso di necessità possono essere aperte singolarmente a distanza, da un computer, attraverso un software collegato illustrato in sala consiliare dal dirigente Paolo Bianchi. Allo stesso modo, in caso di piena dell’Arno, è possibile chiudere la paratoia di uscita del rio Arnino e azionare l’impianto di sollevamento, dotato di 5 idrovore, pensato per mettere al riparo tutta l’area circostante dal rischio di esondazioni.

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Entrambe le strutture sono collegate alla rete elettrica, ma in caso di blackout sono dotate di un proprio generatore, anche in questo caso attivabile da remoto. A seguito del riordino delle Province, la gestione della cassa è affidata al Comune di San Miniato per poi passare in carico alla Regione.

«La svolta». «Quest’opera – ha detto il presidente Rossi - aumenta notevolmente la sicurezza dell’asta dell’Arno da qui fino alla foce. Insieme alla realizzazione della foce armata dello scolmatore, per la quale è in corso la gara per un importo di 15 milioni, permetterà di mettere in sicurezza tutto il tratto pisano».

«L’inaugurazione di oggi – ha continuato Rossi - segna una svolta rispetto agli eventi alluvionali degli ultimi quattro anni dimostrando che ce la possiamo fare». Un traguardo che secondo il governatore farebbe contento anche Leonardo da Vinci: «Da sempre interessato all’acqua e alle sue dinamiche – ha concluso Rossi - mi piace pensare che oggi anche lui sarebbe orgoglioso di noi».

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