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L’esempio di Lucchesi custodito negli archivi Anpi

L’esempio di Lucchesi custodito negli archivi Anpi

Ad un mese dalla morte di uno dei più illustri rappresentanti dell’antifascismo i ricordi della sua esperienza di vita raccolti da uno studente del liceo scientifico

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SANTA CROCE SULL’ARNO. “Dopo la liberazione, la famiglia di un noto fascista del ventennio si trovò in difficoltà economiche. Il partito ci chiamò e ci chiese di ospitare in casa nostra il figlio di quel noto fascista, così lui ci avrebbe dato una mano a lavorare il podere e noi saremmo stati di sostenimento per la sua famiglia”. È uno dei passaggi della scheda su Franco Lucchesi custodita nell'archivio dell'Associazione nazionale partigiani d'Italia (Anpi) di Fucecchio, che ricorda a un mese dalla morte uno dei più illustri personaggi del Valdarno in fatto di antifascismo e lotta operaia. Lucchesi viene ricordato attraverso il testo raccolto ed elaborato tre anni fa da Francesco Talini di Massarella di Fucecchio, oggi studente al quinto anno di liceo scientifico a San Donato di San Miniato. Figlio di mezzadri, Lucchesi ripercorre passaggi significativi della sua vita, attraverso la scrittura del giovane. “Il maestro ci metteva contro le nostre famiglie dicendoci che di queste non ci si poteva fidare, perché non capivano la “magnificenza” del fascismo. Per lui, noi contadini poveri, eravamo un pericolo: sovversivi da combattere”. Aneddoti tipo quello delle maestre sfollate da Pisa a Santa Croce che non avevano da mangiare e alle quali le madri dei ragazzi di Fucecchio davano cibo, oppure delle notizie date dal padre di Lucchesi ai militari dell'esercito italiano sulle loro famiglie che non vedevano da tempo o le riunioni antifasciste che si svolgevano in maniera clandestina in casa dello stesso Lucchesi. Ma anche storie sul ruolo che i ragazzi dell'epoca ebbero per rifornire la resistenza. “Venivamo mandati a prendere le forme del cacio che mettevamo nelle sporte di paglia – si legge nel documento – Ci veniva detto di andare senza farci vedere in giro con quelle sporte cariche di formaggio in un determinato punto sulla riva dell’Arno ed attendere, poi passava un uomo che prendeva le sporte e se ne andava. Sapemmo dopo la liberazione che quel formaggio veniva mandato ai partigiani sui monti dell’Appennino che si apprestavano a scendere per liberare Firenze”. E poi i racconti del dopoguerra e la vita di quei tempi con grossi cambiamenti sociali: “C'era un compagno, che era solito bere per poi arrivare a casa, trattava male la moglie e spesso la picchiava. Dopo essere stato richiamato più volte dal partito e persistendo il suo comportamento, la sezione del Pci lo convocò davanti all’assemblea degli scritti, proponendo la sua radiazione dal partito. L’assemblea deliberò il suo allontanamento. Quando l'assemblea si sciolse, lui salutò i compagni porgendo la mano e tutti si rifiutarono di stringergliela dicendogli che non avrebbero mai potuto stringere una mano che avesse picchiato una donna”.

Andreas Quirici

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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