Il Tirreno

Pontedera

«Canoni insoluti», il Comune si riprende l’hotel Pomarancio

di Gianni Bianchi
«Canoni insoluti», il Comune si riprende l’hotel Pomarancio

L’amministrazione decide di recedere dal contratto d’appalto Palazzo civico deve avere ancora oltre 33mila euro d’affitto

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POMARANCE. Potrebbe davvero essere la fine di un “matrimonio”. Con una determina del settore affari generali, datata 5 febbraio 2015, il Comune di Pomarance ha reciso il contratto per l’affidamento in affitto d’azienda del complesso alberghiero-ristorante “Il Pomarancio” che lo legava alla Costanza Srl. Motivo? Il mancato pagamento dell’affitto da parte della società per una cifra poco superiore a 33mila euro di «canoni insoluti». Nel documento si ordina alla Costanza Srl il rilascio dell’immobile (da qui a sessanta giorni circa), e il pagamento immediato a favore del Comune di Pomarance di quanto dovuto. In questi due mesi la Costanza Srl ha due opzioni: lasciare l’albergo di proprietà dell’amministrazione o ricorrere contro il Comune davanti al Tar.

È passato quasi un anno da quando sei dipendenti della struttura si sono dimessi, per giusta causa riconosciuta dallo Stato, in conseguenza del fatto che, da mesi, non venivano loro pagati gli stipendi.

Un debito che ad oggi non è stato ancora completamente saldato. La Costanza Srl, società che ha gestito per circa due anni e mezzo l’albergo di proprietà comunale era, ed è, tuttora in ritardo con i pagamenti dei suddetti stipendi. Ritardo che ha assunto attualmente proporzioni annuali.

La storia. La questione si apre quando, ad aprile 2014, sei dipendenti dell’hotel recidono, per giusta causa riconosciuta, il rapporto di lavoro che li legava all’hotel. Si avvia subito dopo un iter sindacale volto a trovare un punto di incontro tra Costanza Srl ed ex dipendenti.

Ad agosto 2014 la Costanza Srl e cinque degli ex dipendenti dimissionari (dal gruppo dei sei iniziali si è intanto staccata una lavoratrice, Tania Umorova, che ha scelto di far valere i propri diritti rivolgendosi direttamente a un legale di fiducia) sembrano giunti ad un accordo.

I cinque lavoratori, supportati dalla Cgil, accettano una rateizzaione dei pagamenti su sette mensilità, a copertura di stipendi arretrati e Tfr. A questo punto però, tra azienda e sindacato, si interrompono i rapporti. E la società contatta i lavoratori singolarmente.

I lavoratori. Diego Rossi, ex cuoco dell’albergo, racconta la propria storia. «A me riproposero la rateizzazione dell’importo dovuto, del totale degli stipendi, due mensilità complete, più Tfr e non godute – riassume Rossi - riconoscendomi in più un indennizzo di circa trecento euro a risarcimento delle difficoltà che l’azienda ci aveva creato dopo la perdita del lavoro: ricordiamo che ci siamo licenziati per giusta causa».

Siamo ad agosto 2014. Intanto al Pomarancio si avvicendano lavoratori, si presume neoassunti, dato che il personale in seguito al licenziamento di aprile è stato in pratica decimato. Nonostante sei dipendenti si siano licenziati per giusta causa infatti all’hotel arrivano altri lavoratori.

«La prima rata mi venne pagata il giorno stesso in cui mi trovai a firmare l’accordo personale, ad agosto 2014 – ricorda ancora Rossi - a settembre anche la seconda rata. La terza ancora l’aspetto. Ho cercato per circa un mese e mezzo un contatto col titolare della Costanza Srl, senza ottenere risultato. A fine ottobre lo stesso titolare si fa vivo rassicurandomi che entro una settimana avrebbe fatto il possibile per proseguire il pagamento secondo accordo. La settimana dopo arriva un irrisorio acconto della mensilità concordata. Ho preso quindi la decisone di mettere tutto in mano a un legale per chiedere un'ingiunzione di pagamento con pignoramento».

Il sindacato. Nelle stesse condizioni anche l’ex aiuto cuoca Fatima Avdija. «Mi hanno pagato due rate, l’ultima a settembre – racconta Fatima – e duecento euro a capodanno, poi più niente». Frattanto, anche negli ultimi mesi, come conferma Stefano Lazzerini della Cgil, altri dipendenti dell’hotel si sono trovati nella medesima situazione dei primi sei. «Abbiamo consigliato ai lavoratori ci hanno contattato - sottolinea Lazzerini della Cgil – di rivolgersi quanto prima all’ispettorato del lavoro».

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