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Finiti a Larderello i rifiuti di marmo smaltiti illegalmente

Finiti a Larderello i rifiuti di marmo smaltiti illegalmente

La direzione distrettuale antimafia di Genova ha chiesto il rinvio a giudizio per undici persone

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POMARANCE. Marmettola sotterrata fra gli olivi di un agriturismo, usata per riempimenti senza prima essere “bonificata”; bolle di accompagnamento falsificate per fare sembrare che tutto fosse in regola. E prezzi vantaggiosissimi Era un sistema ben congegnato quello dello smaltimento fuorilegge dei residui della lavorazione del marmo scoperto dalla Dda, Direzione distrettuale antimafia di Genova che ieri ha chiesto il rinvio a giudizio per 11 persone accusate di avere smaltito illecitamente, tra Massa Carrara e Spezia, la 'marmettola', il rifiuto della lavorazione del marmo. Agli undici viene contestato il reato di smaltimento illecito organizzato di rifiuti. La Dda ha anche chiesto il rinvio a giudizio delle tre società riconducibili ad alcuni degli indagati, per responsabilit amministrativa dipendente da reato. Sono la Sirmi srl, la Autotrasporti Poggi Giovanni srl, e la Cmt snc.

Si tratta degli effetti del blitz condotto nel dicembre scorso da Forestale e carabinieri che portò al sequestro dei cantieri e depositi facenti capo alla “organizzazione” e all’arresto dei suoi componenti. A capo di questa organizzazione sta, secondo la Dda della procura di Genova, una famiglia di imprenditori di Carrara: i Poggi. Giancarlo Poggi, 62 anni, che secondo gli inquirenti tirava le fila del sodalizio; il fratello Giuseppe, 52 anni, e il figlio Riccardo, 36. Con l’accusa di traffico organizzato di rifiuti i tre erano stati arrestati all’alba del 9 dicembre scorso dai carabinieri del Noe. In manette anche l’imprenditore spezzino Giacinto Paladino, 59 anni titolare di una discarica di Arcola (Sp). Ai quattro furono concessi i domiciliari. Obbligo di dimora, invece, per i quattro autisti della Poggi srl, accusati di avere trasportato la marmettola sui camion della ditta falsificando, secondo l’accusa, le bolle di accompagnamento: Claudio Rossi, 44 anni, Claudio Fabbri, 43 anni, Riccardo Paolini, 38 anni, Carlo Alberto Papi, 57 anni. Ma nel registro degli indagati sono finite altre sette persone, tra cui l’agronomo carrarino Carlo Piccini, e il geometra di La Spezia Andrea D’Imporzano. E il titolare dell’agriturismo Terra di Mare Angelo Petrazzuoli, 66 anni.

L’indagine ha fatto emergere che l'attività di smaltimento illecita andava avanti da almeno due anni per una “movimentazione” complessiva di circa 70.000 tonnellate di marmettola.

I carabinieri del Noe, Nucleo operativo ecologico di Firenze, nel corso del blitz avevano sequestrato l’uliveto dell’agriturismoTerra di Mare a Pietralba, nello spezzino; sequestrato materiale anche alla cava Valle Secolo di Larderello, in provincia di Pisa; sigilli all’impianto di recupero rifiuti Sirmi di Carrara (via Marchetti), ai camion della Poggi srl e congelato beni per circa due milioni di euro.

Il meccanismo illecito ricostruito dai Noe è così sintetizzabile: gli impreditori si offrivano di smaltire la marmettola a prezzi vantaggiosissimi (battendo così, in modo sleale la concorrenza). Poi, invece di conferire il materiale, classificato come rifiuto speciale, nelle discariche autorizzate, lo seppellivano senza alcun accorgimento. Ad attestare – falsamente – che tutto era ok provvedeva poi la messa a punto di certificazioni di regolare conferimento e trattamento del rifiuto nell’impianto Sirmi con tanto di analisi chimiche. I guadagni così ottenuti erano, secondo la Dda molto alti. dell’ordine delle centinaia di migliaia di euro.

Decisive, ai fini dell’inchiesta, le intercettazioni ambientali, con cimici sui camion della Poggi Srl. che trasportavano marmettola e le registrazioni delle telefonate fra gli imprenditori, che hanno consentito ai carabinieri di ricostruire il meccanismo truffaldino di questa “marmettopoli”.

Sarà ora il gup del tribunale della Spezia a decidere se accogliere la richiesta di portare gli 11 a processo avanzata dalla procura antimafia al termine delle indagini.(c.f.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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