Attenzione
Il rom con la Louis Vuitton: «Sono pronto per il carcere»
Pontedera: un selfie su Facebook per annunciare agli amici l’imminente arresto. Poche settimane fa aveva postato il verbale rilasciato dai carabinieri
PONTEDERA. Alla fine in carcere c’è andato. Giorni fa aveva pubblicato su Facebook il verbale di arresto che i carabinieri di Pontedera gli avevano consegnato. «Tutta la sera i carabinieri ci hanno provato ad arrestarmi ma Dio è grande. Mi hanno fatto aspettare in caserma, alla fine di nuovo a casa», aveva postato con una certa soddisfazione sul suo profilo Alija Zuka, 27 anni, uno dei kosovari arrivati nella villa di Podere Cincinnato a Gello di Pontedera, nell’ambito del progetto di integrazione dei nomadi sul territorio, “Le città sottili” voluto dalla società della salute pisana, finanziato con soldi pubblici.
A distanza di alcune settimane l’autorità giudiziaria, informata dai carabinieri di quel post accompagnato da insulti rivolti all’Arma, ha revocato al giovane, tra l’altro controllato anche con il braccialetto elettronico, gli arresti domiciliari. Meglio il carcere, è la decisione dell’autorità giudiziaria, per uno si definisce ladro di professione, specializzato nell’apertura di casseforti e che si prende gioco pubblicamente dell’Arma e indirettamente di chi non aveva autorizzato, già la sera del 23 gennaio, il suo trasferimento in carcere.
Il caso ha voluto che poche prima dell’arresto Zuka avesse pubblicato sul suo profilo Facebook un selfie di cui si ricorderà a lungo. Di sicuro quell’immagine sa tanto di un sinistro presagio oltre che di un brutto scherzo del destino. Alì, come si fa chiamare dagli amici, non sapeva che i carabinieri sarebbero davvero arrivati a prenderlo. «Sono pronto per andare al Don Bosco», aveva scritto pubblicando un selfie: lui sorridente, con tanto di occhiali da sole e trolley di Louis Vuitton, a dimostrazione della grande passione del giovane per l’abbigliamento griffato. Lui temeva che a breve sarebbe passata in giudicato una condanna che sa di dover scontare. Non immaginava invece che i militari stavano per portarlo in carcere per quel post, farcito di insulti, pubblicato dopo l’arresto al Lotti, a metà gennaio. Sì, il post del 23 gennaio scorso che non era passato inosservato. La notte precedente i carabinieri avevano arrestato il giovane per evasione, anche se poi l’autorità giudiziaria gli aveva concesso di tornare a casa ai domiciliari. Lui era stato trovato - ma non era stato autorizzato a lasciare casa - al pronto soccorso dell’ospedale Lotti, a Pontedera. Non poteva lasciare la sua abitazione perché era ai domiciliari e, ovviamente, di questo era stato informato. La misura alternativa al carcere gli era stata concessa dopo che è rimasto coinvolto in un’inchiesta su alcuni furti nelle case avvenuti in provincia di Firenze.
Più volte, secondo quanto era stato riferito dai carabinieri, Zuka, che sa di essere controllato quasi a vista grazie al braccialetto elettronico che ne rileva gli spostamenti a distanza, con motivazioni varie era uscito di casa. Il 22 gennaio scorso aveva telefonato alla centrale 112 di Pontedera e, senza attendere l’arrivo di un’ambulanza che avrebbe dovuto accompagnarlo dal medico così come gli aveva chiesto di fare l’operatore della centrale, era uscito di casa. La pattuglia dell’Arma era andata a controllare al Lotti e lo aveva trovato senza difficoltà. Però poi, si sa come funziona la legge, non era scattato l’arresto immediato. Dopo giorni però le porte del carcere si sono aperte davvero.(s.c.)
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