Il Tirreno

Pontedera

Presunto stupro, i dubbi sulla droga

di Sabrina Chiellini

Attenuata la possibilità di reiterazione del reato, ecco perché il Riesame ha concesso ai due amici i domiciliari

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PONTEDERA. Girerà tutto intorno alla droga. La grande domanda del processo che vede accusati di violenza sessuale due ventenni di Pontedera, Edoardo Nieri e Mattia Rizza, riguarda alla cosiddetta droga dello stupro. Il Ghb rintracciato, in quantità minime all’interno di due bottigliette di schweppes e in quella di wodka offerte dai ragazzi alla vittima del presunto stupro, durante la notte tra il primo e il due luglio a Santa Maria a Monte. I ragazzi, dall’altro giorno agli arresti domiciliari, fin dall’inizio dell’inchiesta hanno negato di avere somministrato all’amica, a sua insaputa, quella sostanza dopo averla miscelata nella bibita, così da impedire alla ragazza di poter decidere liberamente se avere un rapporto sessuale con i due amici, che conosceva da tempo. E anche dopo sei mesi di carcere gli amici non hanno modificato la loro posizione. «Entrambi, pur sapendo di essere stati denunciati dalla ventenne, grazie alla testimonianza dell’amica che era presente alla serata in piscina, hanno continuato a fare la loro vita di sempre. Non si sono sottratti all’arresto, si sono messi a disposizione della polizia quando è andata a casa a notificare l’ordinanza di custodia cautelare in carcere anche se uno era al lavoro e un altro era in vacanza», ha più volte messo in evidenza la difesa. Si dicevano convinti che dalle indagini non sarebbe emerso niente di grave: erano tutti consapevoli che quella sera si sarebbero divertiti. Non immaginavano che le bottiglie della bibita, sequestrate dalla polizia a distanza di giorni in un cassonetto della differenziata all’esterno della villa, avrebbero cambiato la loro vita e quella delle loro famiglie. Il Tribunale del Riesame di Firenze, accogliendo l’appello presentato dai difensori contro l’ordinanza del Gip di Pisa che aveva negato loro gli arresti domiciliari, pur confermando gli indizi di colpevolezza nei confronti dei ragazzi, ritiene che si sia attenuata la possibilità che i due ventenni possano ripetere il reato. In vista dell’inizio del processo, fissato per il 9 marzo, restano però da chiarire molti aspetti di una vicenda tutt’altro che facile da leggere nella sua complessità e anche in relazione ai reati contestati a due ventenni che sono incensurati. La ventenne, il giorno successivo alla festa, si era presentata al pronto soccorso del Lotti disorientata e non in grado di ricordare cosa era successo la sera prima e con una serie di sintomi che i medici avevano messo in relazione ad una presunta assunzione di sostanze illecite.

Se questo è c’è da capire come è finito lì, in quelle bottiglie, il Ghb. Chi lo ha portato? Chi l’ha miscelato nelle bibite? Sono le grandi domande alla vigilia del dibattimento. Le risposte condizioneranno l’esito del processo. Va detto anche che le indagini, altro aspetto non di poco conto, non sono risalite al fornitore. E poi il professor Francesco Giusiani, consulente del pubblico ministero Aldo Mantovani, ha ridimensionato - e su questo i difensori hanno fatto leva per chiedere l’attenuazione della misura cautelare - l’accusa originaria che voleva che fossero state trovate nelle bottiglie tracce consistenti di Ghb. In ogni caso si parla di una quantità minima, comunque non in grado di alterare i comportamenti chi l’avrebbe assunta e non rilevabile dall’analisi del capello. «C’è anche questo aspetto: – dice Anna Francini, legale di uno dei due accusati – l’esame tossicologico effettuato sui ragazzi e sulla persona offesa non ha provato l’assunzione della sostanza stupefacente».

Anche la prima ipotesi degli investigatori di una condotta seriale da parte dei ragazzi è stata smentita. Nonostante la complessità del quadro emerso durante le indagini e le mancate certezze rispetto all’interpretazione che verrà data alle consulenze scientifiche i due ventenni hanno scontato sei mesi di carcere preventivo. La mancata confessione di un reato che dicono di non avere commesso potrebbe avere pesato sulla decisione dei giudici che nel corso dei mesi avevano respinto la richiesta di scarcerazione e di attenuazione della misura della custodia in carcere.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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