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Morto folgorato, un errore e l’udienza salta

Morto folgorato, un errore e l’udienza salta

Morto nel laghetto “Nemo” Il gip rinvia a maggio. La famiglia aspetta il risarcimento danni

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PONTEDERA. Un errore della Procura della Repubblica di Pisa nelle notifiche e l’udienza preliminare davanti al Gip del tribunale Giuseppe Laghezza salta e viene rinviata al 6 maggio.

Sono passati molti mesi dalla morte di Giorgio Donati, di Palaia, ucciso dalle scariche di corrente dopo che la sua canna da pesca in fibra di carbonio aveva toccato un cavo elettrico di un traliccio vicino al laghetto “Nemo” nell’area dell’ex fornace Braccini. La tragedia il 14 agosto 2013. Alla famiglia della vittima, che fin dall’inizio ha chiesto che venissero individuate le responsabilità nella disgrazia, non è stato pagato alcun risarcimento e probabilmente le polizze stipulate sul laghetto di pesca sportiva non prevedevano una simile circostanza.

Dinanzi al gip Giuseppe Laghezza dovevano comparire il legale rappresentante della società Nemo che gestisce il laghetto dove è avvenuto l’incidente, e il legale rappresentante dell’Ati (associazione temporanea di impresa), composto dalle società Filmcaffè e Entomox che ha avuto in gestione i laghi Braccini dal Comune di Pontedera.

Gli indagati non patteggeranno la pena e andranno a dibattimento ritenendo di non avere responsabilità penali nell’accaduto in quanto la vittima è morta mentre pescava lontano dalle piazzole che erano state allestite nel laghetto proprio per la pesca sportiva.

L'uomo stava pescando quando ad un certo punto con la lunga canna aveva colpito i fili dell'alta tensione che passano sopra il laghetto di pesca sportiva subendo una scarica micidiale che l'aveva ucciso all'istante. Inutili anche i tentativi di rianimarlo effettuati sul posto dal personale del 118 e dai Vigili del Fuoco.

Intervennero anche i carabinieri per ricostruire la dinamica dell'accaduto.

La famiglia di Donati fin dai momenti successivi si era lamentata del fatto che non era stato segnalato in alcun modo che nel punto in cui il pescatore si era fermato a pescare poteva esserci una situazione di grande pericolo.

Nei giorni successivi alla tragedia il Comune era intervenuto e aveva fatto installare adeguati cartelli per indicare agli utenti le aree vietate alla pesca.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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