Il dolore
Identiche mansioni ma contratti e buste paga diversi
L’anomalia dentro il magazzino Piaggio gestito da Ceva chi lavora in subappalto percepisce anche 400 euro meno
PONTEDERA. Stesso tetto, pressoché identico lavoro, ma contratti diversi con differenza di retribuzione e di tutele. È l'anomalia vissuta all'interno del magazzino ricambi di Piaggio gestito da Ceva, con circa 80 dipendenti, che ha subappaltato alcune lavorazioni a Dna, la cui presenza è di 116 lavoratori. I primi hanno il contratto del commercio. I secondi quello multiservizi con buste paga inferiori anche di 400 euro al mese. Senza contare che quelli di Ceva hanno la mensa interna, che pagano una cifra irrisoria, mentre quelli di Dna si portano i panini da casa e spesso mangiano sui marciapiedi davanti allo stabile da cui partono i pezzi di ricambio Piaggio. Una storia che risale agli anni Novanta, in cui si potrebbe intravedere una svolta, anche se la guerra tra poveri andata avanti da troppo tempo non sembra poter avere evoluzioni positive a breve.
Ceva padrona di casa. Negli anni Novanta, quando Piagggio ha ceduto il ramo d'azienda, Ceva è diventata "padrona" del magazzino ricambi con stabilimenti a Lugnano e a Pisa. I dipendenti addetti alla logistica sono passati da Piaggio a Ceva trasformando il loro contratto da metalmeccanico a commercio, portandosi dietro anzianità, accordo aziendale, mensa e quantità di pause durante la giornata lavorativa. Questo comporta che la cinquantina di dipendenti abbia anche un premio produzione che si aggira sui 2.500 euro all'anno. Ceva, che è la ex Tnt, ha sempre avuto bisogno di subappaltare parte della sua attività per far quadrare i conti e negli anni si è affidata a varie ditte subappaltatrici, tutte più o meno fallite, prima di arrivare a Dna. Con ripercussioni sui soldi da riscuotere da parte dei lavoratori che hanno sempre dovuto faticare per ottenere mensilità arretrare o trattamenti di fine rapporto. «È giunto il momento di riprendere la strada per riequilibrare i livelli contrattuali», spiega Sandro Giacomelli, rsu di Dna in quota Cobas.
La scelta del multiservizi. I lavoratori della ditta in subappalto hanno sempre avuto il contratto multiservizi, perché la loro attività è inerente, appunto, alla somministrazione di servizi. Ed è quello che offre la tutela occupazionale in caso di cessazione dell'appalto della cooperativa alla quale sono in carico. È stato così anche per Dna, ma nel settembre 2013, quando fallì la Work service e i dipendenti si trovarono a piedi da un giorno all'altro l'idea di far riunire tutti sotto lo stesso tetto aziendale (leggi Ceva) è stata discussa da parte dei sindacati. Per la rsu di Ceva la strada doveva essere quella. «Proponemmo alla rsu di Work service di lottare insieme per ottenere questa soluzione, ma non trovammo una risposta chiara – dice Giuseppe Corrado di Fiom –. Anzi, in poche ore venne firmato l’accordo con Dna, mantenendo il contratto multiservizi». Ombretta Pieracci, di Cgil, che ha seguito la vicenda da vicino negli anni, racconta di «Ceva che non ha mai intavolato la trattativa in concreto, malgrado questa idea fosse una delle soluzioni sul tavolo della trattativa». Sta di fatto, però che la disparità è anche nelle condizioni di sicurezza. L'esempio sta nella postazione del confezionamento delle due aziende. Quelli di Dna stanno in piedi otto ore a imbustare ricambi Piaggio. Quelli di Ceva hanno sgabelli su cui sedersi e un piano che si alza e si abbassa idraulicamente.
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