Sicurezza
La produzione del 2016 passa da Parigi e Milano
Due fiere in un mese: così i conciatori del Valdarno potranno verificare se per la primavera-estate del prossimo anno la ripresa ci sarà davvero
SANTA CROCE SULL’ARNO. Prima Parigi e poi Milano. Sarà un febbraio fondamentale per il settore conciario toscano per capire come andrà la produzione per primavera-estate 2016, dopo che la stagione precedente non è andata benissimo. I segnali giunti nelle ultime settimane, dopo un fine anno deludente, parlano di una possibile ripresa puntando sull’apprezzamento del dollaro sull’euro, con un probabile maggiore interesse da parte dei compratori statunitensi, cinesi e giapponesi che gravitano in mercato influenzati dal “biglietto verde”.
La carica delle 145. «Gli input ricevuti ultimamente sono positivi - spiega Franco Donati, presidente dell’Associazione conciatori di Santa Croce sull’Arno - perché si sta passando dalle sole chiacchiere e dalle continue richieste di sconto, a causa dei numerosi capi invenduti nella seconda parte dell’anno scorso, a richieste più precise e concrete di campionari da mostrare alle fiere. E questo è senza dubbio uno scenario che ci aiuta a guardare al 2015 con ottimismo». Dal 10 al 12 febbraio numerose concerie saranno presenti negli stand dedicati al “leather” di Premier vision a Parigi. Dal 24 al 26, invece, ci sarà l’invasione di aziende conciarie del Comprensorio del cuoio a Milano, alla fiera di Rho per Lineapelle. All’appuntamento meneghino, su un totale di 1078 espositori, 389 saranno concerie, ma di queste le toscane iscritte a partecipare sono 145 (123 della provincia di Pisa e 22 da quella di Firenze) su 255 concerie italiane complessive. Insomma, un esercito pronto a far leva sul valore aggiunto del “fattore moda”, ma che si scontra con un mercato globale ancora incerto.
Le due superpotenze. La spiegazione di questo scenario si spiega con lo stato di salute di quelle che negli anni Ottanta erano le super potenze economiche mondiali, Stati Uniti e Russia. «Da un lato gli americani che stanno vivendo una ripresa inequivocabile, fatta di produzione e salari più alti - riprende Donati - e con una moneta che si sta riallineando con l’euro, favorendo la nostra vena di esportatori. È dagli Usa, ma anche da Cina e Giappone, che aspettiamo i risultati migliori, proprio in funzione di questa situazione. Dall’altra, però, il ruolo dei russi e dei loro acquisti sfrenati nelle boutique di tutto ciò che è costoso, preferibilmente Made in Italy, è notevolmente cambiato».
«Fino a pochi mesi fa - prosegue Donati - nel mondo, buona parte delle vendite dei prodotti di lusso, e quindi anche degli articoli in pelle, erano di clienti russi. Con la crisi che ha colpito Mosca, però, c’è stata una brusca frenata. E’ chiaro che non è riconducibile tutto alla crisi del rublo. Ma incide molto sul calo di vendite registrato da luglio a oggi».
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