Il Tirreno

Pontedera

ad un anno dalla frana

Il grande faro si accende là dove la pioggia fece crollare le mura

Il grande faro si accende là dove la pioggia fece crollare le mura

VOLTERRA. «Andiamo, tutti fuori. È ora». La voce di Carlo Bigazzi rimbomba sulla porta del suo locale che si affaccia su piazza dei Fornelli. Alle 23,30 in punto i volterrani riuniti per ricordare il...

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VOLTERRA. «Andiamo, tutti fuori. È ora». La voce di Carlo Bigazzi rimbomba sulla porta del suo locale che si affaccia su piazza dei Fornelli. Alle 23,30 in punto i volterrani riuniti per ricordare il primo anniversario dal crollo delle mura si riuniscono vicino alla spalletta che dà sulla Valdicecina, camminando lì dove il 30 gennaio del 2014 la terra sprofondò nel vuoto a causa della pioggia.

Poco dopo l’uscita dal Caffè dei Fornelli, dove i Borrkia Quartet stavano suonando blues e jazz, un faro si accende e illumina la notte. È il simbolo della luce che torna su questo angolo di Toscana e che scalda di nuovo l’anima di una città che ha saputo rimarginare la ferita subita a tempo di record. Ma non cancellarla del tutto.

Uno stato d’animo controverso che noti dagli sguardi verso il vuoto nel buio di via Lungo le Mura. Giovani e meno giovani che fino a pochi istanti prima erano al caldo a bere vino, o birra, o rhum ballettando e scacciando i pensieri cupi e le sensazioni quasi di perdita di un anno fa. La ricostruzione è guardata da occhi velati di tensione dovuta al vento forte che soffia senza sosta e che, durante la giornata ha fatto cadere la targa con il nome della piazzetta che ora guarda tutti dall’asfalto a fianco del caffè, rotta in vari pezzi.

Una serata iniziata con la pioggerella ghiacciata che sembra quasi neve e un freddo pungente a cui i volterrani sono abituati. Ma che nel venerdì dei ricordi ha riportato indietro i pensieri di chi ha vissuto quei momenti drammatici. Ricordi che in tanti hanno provato a scacciare rifugiandosi nel locale che forse più di tutti è stato inghiottito dal vortice di perizie, visite, interesse mediatico e ruspe in azione.

Il Caffè dei Fornelli è passato da essere primo centro di accoglienza per gli sfollati della prima ora a fulcro e simbolo della ricostruzione in appena un anno. Dodici mesi che Bigazzi non voleva ricordare, come ha detto al microfono davanti ai tanti che si sono affacciati nel suo locale. Tra questi anche il sindaco Marco Buselli emembri della giunta e del consiglio comunale.

Il resto ce l’hanno messo i volterrani che con pazienza e dignità hanno affrontato il crollo delle mura medievali, aggravato poi dalla frantumazione dello Sperone avvenuta a marzo. E per capire lo spirito di comunità ritrovato basta camminare lungo il parapetto con l’inferriata e il muretto con le righe gialle e nere, simbolo dei lavori ancora in corso. Dai laboratori degli artigiani dell’alabastro, tornati a creare in questa strada, si sentono i profumi e la musica di una cena collettiva appena consumata tutti insieme. Mentre nella vetrina di una parrucchiera spunta una piccola statua in alabastro. È il segno della solidarietà e del volersi dare una mano per far passare la paura di poter perdere tutto un’altra volta.

Andreas Quirici

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di Redazione web