Il Tirreno

Pontedera

Presentato il libro su Chinnici

Infiltrazione mafiose, i rischi presenti anche in provincia

Infiltrazione mafiose, i rischi presenti anche in provincia

L'allarme durante la serata in cui si celebra la figura dell'uomo e  magistrato Rocco Chinnici, vittima di un'autobomba nel luglio del 1983, raccontata dalla figlia Caterina Chinnici, a sua volta giudice, impegnata nella lotta alla mafia

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BIENTINA. L'uomo e il magistrato Rocco Chinnici, vittima di un'autobomba nel luglio del 1983, raccontati dalla figlia Caterina Chinnici, a sua volta giudice, impegnata nella lotta alla mafia, finita anche lei sotto scorta. A distanza di 30 anni, Caterina, oggi europarlamentare, che ha scelto la magistratura per seguire l'esempio del padre, come ha ricordato anche nel suo intervento a Bientina, è uscita dal silenzio e ha scritto un libro “È così lieve il tuo bacio sulla fronte”, al centro, l'altra sera, di un incontro “Dialogo sulla mafia” al Teatro delle Sfide, organizzato con Arci Valdera e Libera.

Il giudice, ritratto come un papà sempre presente, un uomo affettuoso e generoso, capì che la mafia non si combatte da soli. E per questo, ha ricordato la figlia commentando alcune immagini e le pagine dai lei scritte, volle costituire un “pool” di inquirenti, consapevole che l'isolamento dei servitori dello stato li rendeva più vulnerabili. A farne parte chiamò accanto a sé alcuni giovani magistrati, tra loro c'erano Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, vittime nello stesso modo di Cosa Nostra.

«È un'occasione per parlare di mafia anche nel nostro paese, per provare a conoscere e riconoscere un fenomeno che è molto più vicino di quanto si pensi, anche nello stesso territorio toscano», ha ricordato il sindaco, Corrado Guidi.

Il libro è stato anche un modo di ricordare che la mafia è si combatte attraverso l'educazione e con la conoscenza di certi fenomeni, così da poterli riconoscere anche in realtà, come quella della provincia di Pisa, considerate più tranquille rispetto alla Sicilia ma non immuni dal fenomeno.

In apertura dell'incontro, moderato da Alberto Vannucci, professore di scienza politica all'Università di Pisa, e da Fabrizio Tognoni di Libera, il colonnello dei carabinieri Andrea Brancadoro, comandante provinciale dell'Arma, nel ricordare la sua esperienza investigativa a Palermo negli anni ‘90, ha sottolineato come non vada affatto sottovalutato il rischio di infiltrazioni mafiose in aree non tradizionalmente interessate dal fenomeno, come la Toscana e la provincia di Pisa in particolare. «Dopo anni di repressione fortissima in Sicilia – ha detto – ora e in futuro l'obiettivo delle organizzazioni criminali potrebbe essere quello di inserirsi nel tessuto economico di aree “pulite” soprattutto laddove è più facile il reimpiego di denaro, anche in ragione della crisi, e dove ci sono significativi investimenti di risorse pubbliche».

Anche in provincia di Pisa «ci sono stati casi di questo genere, sebbene sporadici», che hanno portato al sequestro, circa un anno fa, di beni riconducibili a persone legate clan camorristici di Caserta. Da qui l'importanza negli enti locali della “massima trasparenza amministrativa“ per contrastare il fenomeno del riciclaggio e dei sempre più diffusi tentativi di inquinamento dell'economia legale.(s.c.)

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