Sicurezza
Un esproprio che dura da venticinque anni
Ponsacco, la denuncia di tre sorelle in lotta con il Comune perché non è ancora stato firmato l’atto notarile per trasferire la proprietà di una strada all’ente
PONSACCO. L’esproprio di una strada, iniziato 25 anni fa e costato al Comune cinque volte di più rispetto al valore effettivo del bene, non si è ancora concluso. E la strada, perché di questo si tratta, è ancora intestata alle proprietarie, le tre sorelle Marzia, Annarosa, Giovanna e Laura. A raccontare la loro lunga battaglia contro la burocrazia e un certo modo di amministrare sono proprio le proprietarie della strada che è stata a lungo al centro di un contenzioso legale: la via privata Marzia, ora via Trieste.
Il tutto è iniziato nel settembre 1989. A seguito di un provvedimento d’urgenza, fu dichiarata la pubblica utilità della via che doveva proseguire per collegarsi con via Rospicciano, la zona della Coop. «A tale provvedimento non seguì il decreto di esproprio che fece diventare l’occupazione illegittima», raccontano le sorelle.
Le proprietarie chiesero il risarcimento del danno. Ma il Comune si oppose al pagamento sostenendo che il bene non aveva valore essendo una strada privata, «oggetto di continue spese ed oneri per i proprietari che, quindi, avrebbero dovuto cederlo spontaneamente e gratuitamente». Il tempo ha dimostrato che le cose stavano in maniera diversa. «La causa, del tutto inopportuna e “temeraria”, intrapresa dal Comune, ha visto lo stesso perdente, sia in primo che in secondo grado», aggiunge Annarosa Marzia. Così nel 2005 il Comune di Ponsacco ha dovuto saldare le proprietarie perché condannato, «comprese le spese di giudizio, i vari consulenti tecnici d’ufficio e di parte, le spese legali, di registro e quanto altro dovuto successivamente per la fase di appello sostenendo complessivamente una spesa rilevante».
Dopo il pagamento, le sorelle Marzia si sono dichiarate disponibili a firmare l’atto con cui veniva trasferita la proprietà del bene espropriato. Era l’inizio di un’altra lunga trafila. «Definita la bozza dell’atto di passaggio di proprietà nel settembre 2013, nonostante i ripetuti solleciti delle proprietarie, nel dicembre dello stesso anno, con un radicale ripensamento il Comune ha presentato un atto di vendita totalmente diverso dalla bozza concordata». Niente da fare.
«Abbiamo scritto nuove lettere di sollecito al Comune e dopo colloqui diretti con il sindaco nell’ottobre e novembre 2014, nessuna risposta e nessuna decisione. L’amministrazione comunale si è quindi rivelata incapace, a nostro avviso, di fare quelle scelte che avrebbero permesso di gestire con responsabilità quel denaro pubblico, che, risparmiato, avrebbe dovuto essere destinato ad opere e servizi pubblici», conclude Annarosa Marzia.
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