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Mehmet Filiz e quel viaggio per sfuggire dalla guerra

PONTEDERA. Mehmet Filiz, 38 anni, viene dal Kurdistan ed è fuggito dal suo paese per motivi politici. «La mia odissea - racconta - è iniziata agli inizi degli anni ’90, quando i turchi assaltarono,...

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PONTEDERA. Mehmet Filiz, 38 anni, viene dal Kurdistan ed è fuggito dal suo paese per motivi politici. «La mia odissea - racconta - è iniziata agli inizi degli anni ’90, quando i turchi assaltarono, distrussero e dettero alle fiamme duemila villaggi kurdi: fra questi c'era anche il villaggio dove vivevo con la mia famiglia, abitato anche da seguaci del Pkk di Ochalan. I soldati turchi ci mettevano di fronte ad una scelta: collaborare con loro e tradire i compagni, o morire sotto i colpi delle loro granate. La terza via? Fuggire».

Così fece Mehmet, rifugiandosi insieme ad alcuni familiari sulle montagne nella zona di confine con l'Iraq. «È dal quel momento - racconta - che all'età di 16 anni il mio nome è stato iscritto dalla polizia turca nella black list. Ci spostavamo nelle zone di montagna, sconfinando nel Kurdistan annesso allo Stato iracheno mentre l'aviazione militare turca ci inseguiva coi bombardamenti. Dovevamo spostarci di notte per non essere avvistati. Lo facevamo a nostro rischio: i soldati turchi avevano disseminato i sentieri di mine antiuomo e avevano collegati i reticolati di frontiera all'alta tensione. Per evitare di calpestare le mine ci facevamo precedere da animali come cani e cavalli».

Quanti riuscirono ad entrare in territorio iracheno, trovarono rifugio nei campi di raccolta, dove i fuggiaschi erano assistiti da una Ong kurda. «Ma i soldati turchi passavano anche la frontiera per raggiungerci ed ucciderci. Non eravamo al sicuro».

Poi, nel 2003, l'esercito Usa e i suoi alleati - Turchia compresa - entrarono in Iraq: «ogni confine era saltato - racconta Mehmet - la guerra era ovunque. I profughi si sentirono perduti. Alcuni tornarono in Turchia, io, invece, decisi di fuggire in Europa». Oggi, Mehmet Filiz vive a Pontedera con lo status di rifugiato politico.

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