La manifestazione
I sogni e le speranze di Marwa Amir, immigrata dell’anno
La rifugiata, 15 anni, sarà premiata dal Tavolo per la Pace. Nel 2013 Napolitano la nominò «alunna più buona d’Italia»
PONTEDERA. La sua sliding door si è aperta nel pieno del Mediterraneo, a bordo di un barcone diretto in Italia. Un viaggio della speranza ad 11 anni insieme ad altre centinaia di profughi che con la scia e la spuma sollevata da quella carretta del mare si lasciavano dietro la Libia devastata dalla guerra. Una polveriera dove lei, Marwa Amir, di origini sudanesi, era già una profuga tra i futuri profughi.
I mesi a venire raccontarono un altro viaggio, stavolta a ritroso per l’Italia: nel centro di accoglienza di Lampedusa, ancora in nave verso Genova e alla fine a Pontedera dove con la madre Arafa e il fratello Moussa si è fermata e vive da tempo.
I riconoscimenti. È in Valdera che Marwa Amir ha iniziato la sua seconda vita. Un’esistenza dove per ben due volte è stata premiata per le sue qualità umane. L’ultimo riconoscimento, quello di “Immigrata dell’anno” arriverà venerdì durante un talk show organizzato dal Tavolo per la Pace. Il primo risale a circa un anno fa, a Roma, quando venne ricevuta dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in qualità di alunna «più buona d’Italia». Il cuore, i sentimenti, lo slancio verso l’altro sono qualcosa d’innato. Non si imparano tra i banchi, a volte sfuggono alle maglie dell’educazione e alle regole che i genitori provano a imporci. Di certo non hanno niente a che fare con il colore della pelle o la religione. Vengono dispensati così, a caso; magari si possono trovare anche su di un barcone della speranza diretto a Lampedusa.
Marwa Amir, a 13 anni, rispose al suo modo di essere. Appena arrivata in prima media, a Ponsacco, i professori le assegnarono un banco. Accanto a lei, che non parlava ancora l’italiano, c’era una bambina disabile. Con il linguaggio del cuore Marwa entrò in sintonia con la compagna: la prese per mano, l’accompagnò in bagno, le fece le treccine africane ai capelli, l’aiutò nei momenti di difficoltà. Lei, che le difficoltà le aveva conosciute davvero.
I professori si accorsero dello slancio altruista di questa bambina e la proposero per il premio di «alunna più buona d’Italia» istituito dal Ministero dell’istruzione. Lo vinse.
Il Presidente. «I premi non servono a niente - dice Marwa - io sono sempre la stessa ragazza. Non sono più buona degli altri. Ho solo fatto ciò che mi sentivo di fare. Il mio modo di comportarmi è conseguenza della bontà e dell’accoglienza che ho trovato a Ponsacco». E cosa le disse il Presidente Giorgio Napolitano? «È stato molto gentile. Mi disse: “Brava Marwa. Non cambiare ti voglio sempre così” e io non lo deluderò». Non lo sta facendo perché a distanza di due anni quella bambina disabile è sempre la compagna di banco di Marwa e quando ha bisogno è sempre accanto a lei.
Come gli altri. Oggi Marwa Amir è una ragazza che sembra distante anni luce dal mondo fatto di povertà e dolore che ha abbandonato. Porta un foulard rosa, leggings neri e un parka alla moda. L’unica nota che la riporta alle sue origini sono le treccine che le incoronano il viso. É musulmana ma insieme a sua madre e i suoi fratelli è perfino sensibile allo spirito e al clima del Natale.
«Non lo festeggiamo in pieno - racconta - ma abbiamo deciso di fare l’albero e di addobbare dei cartoni come se fossero regali. Mio fratello ci teneva». In certi elementi, a volte, pare di intravedere l’evoluzione del futuro e forse lei rappresenta quel sogno di integrazione che si potrebbe realizzare tra qualche anno. Di certo, è un ibrido in piena regola. «Mi piace l’Italia - dice - ormai è il mio paese. Se non fosse per la gentilezza e la bontà che ho ricevuto dai miei compagni e dai miei professori a scuola neanche sarei così spensierata».
Il futuro. Magari è un embrione, forse ne ha sentito parlare dagli altri però ha una precisa idea anche sulla religione, da islamica. «Penso che le religioni debbano essere rispettate da tutti - dice - ma chi per ritorsione si macchia di delitti o uccide commette un errore incredibile».
Da adolescente Marwa Amir, con i suoi 15 anni, ha cassetti pieni di sogni. «Mi piace molto leggere - racconta - soprattutto i libri che ci consegnano a scuola anche se non riesco ancora a scrivere troppo bene. Mi dispiace molto». E nel futuro dell’alunna più buona d’Italia c’è, nota del destino tanto tanto zucchero: «Mi piacerebbe diventare una pasticciera. Mia madre è brava a cucinare i dolci e io vorrei essere alla sua altezza».
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