Il Tirreno

Pontedera

Il risveglio di Giada dal coma: "Mi sento miracolata". Su Facebook il selfie del ritorno alla vita

Tommaso Silvi
La foto che Giada si è scattata dopo il risveglio dal coma
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La foto che Giada si è scattata dopo il risveglio dal coma

Castelfranco di Sotto: la gioia di Giada Marzocchini, la giovane di 27 anni originaria di Viareggio coinvolta in un gravissimo incidente avvenuto il 3 gennaio tra Navacchio e Cascina: "È stato un lungo sogno ma ora mi ricordo tutto"

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CASTELFRANCO DI SOTTO. La voce è quella di un padre felice. «Se vuole posso passargliela, ma solo due minuti. Mi raccomando». La premura del genitore ora più che mai esce allo scoperto. Sembra di vederlo Dino Marzocchini. Le parole escono dalla sua bocca senza sosta. Spiega, ringrazia, racconta. Non segue un filo logico nei discorsi. Ma chi nei suoi panni sarebbe in grado di farlo? Quando la vita in 20 giorni ti si presenta davanti in tutta la sua potenza, nel male e nel bene, è difficile restare lucidi. Anzi, è praticamente impossibile. Gli occhi si bagnano oggi come ieri, ma l’emozione ha radici completamente diverse. La paura di vedersi cancellare la parte più importante della sua vita non c’è più. È sparita magicamente alle parole dello staff medico. «Giada si è svegliata». Perché a volte bastano una manciata di secondi per ricomporre i pezzi di un cuore frantumato. Per far tornare la luce al termine di un tunnel dominato dalle tenebre, dal quale sembrava impossibile uscire.

AUDIO / Il racconto di Giada: "È stato un lungo sogno ma ora mi ricordo tutto"

Buio totale, come quella notte del 3 gennaio scorso. Giada sta viaggiando a bordo di una Peugeot blu insieme al cugino e un amico. C’è voglia di divertirsi, di passare una serata senza pensieri, al centro della pista di una discoteca. Fi-Pi-Li. All’altezza di Navacchio. L’auto si impenna, sbatte contro il new-jersey e prende velocità prima di fermarsi, completamente distrutta, qualche metro più in là. «Eravamo impauriti. Non ricordo perfettamente l’attimo subito dopo l’incidente ma riesco a sentire ancora la paura che mi ha attraversato». Marco e Jois, nell’auto insieme a Giada, escono immediatamente dall’abitacolo e provano a rimettere in piedi quello che ormai è un ammasso di lamiere. La 27enne giostraia di Viareggio, da pochi mesi residente nel comune di Castelfranco di Sotto, non può seguirli. È cosciente, ma ha un ginocchio incastrato e non può muoversi. «Vedevo solamente lo specchietto retrovisore dalla mia parte, quella del conducente. I ragazzi stavano provando a spostare la macchina quando ho visto due fari sopraggiungere spediti dietro di loro». È la Opel di un uomo turco residente a Pontedera, che non riesce ad evitare l’impatto e va a sbattere contro la Peugeot. Giada viene sbalzata un’altra volta, ma resta ancora imprigionata al posto di guida. «Ho urlato a Marco e Jois. Ho gridato con tutto il fiato che avevo. Mi hanno sentito e si sono allontanati prima che arrivasse l’altra vettura. Altrimenti sarebbero stati presi in pieno e chissà che storia saremmo a raccontarci».

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Il tono è sorprendentemente squillante, i ricordi incredibilmente nitidi. Ma la voce si stoppa di tanto in tanto, a favore di un tremolio che la dice lunga su quanto tempo occorrerà prima di digerire quanto accaduto all’alba di 25 giorni fa. Dimenticarlo no, quello è impossibile. Oggi però Giada sorride e parla dal letto di casa sua. È stata in coma per 9 giorni dopo il delicato intervento subito d’urgenza all’aorta all’ospedale di Cisanello, dove è rimasta ricoverata prima in terapia intensiva e successivamente in cardiologia. Gli amici l’hanno tempestata di messaggi sulla bacheca Facebook. Come se poche parole digitate da una tastiera potessero contribuire a farle aprire gli occhi.

«Inizialmente non realizzavo dov’ero e come avessi fatto a finire in ospedale. Uno psicologo ha cercato di farmi capire l’accaduto: poche ore dopo mi è tornato tutto chiaro in mente. Dall’incidente al trasporto in ambulanza ho tutto stampato in testa». Anche le parole dei vigili del fuoco intervenuti in suo soccorso, che hanno impiegato circa un’ora per liberarla dalle lamiere mentre il cugino e l’amico perdevano il controllo, disperati, convinti di non poter più riabbracciare Giada. «Mi dicevano di stare calma, di respirare e rimanere sveglia. Sentivo le loro mani che lavoravano per farmi uscire». Marco e Jois da tempo aspettavano notizie. A loro, infatti, è andata molto meglio. Uno è stato operato al volto in seguito alle lesioni riportate, l’altro se l’è cavata con alcune ferite di lieve entità. «Li sento tutti i giorni – racconta Giada- e mi hanno detto di non aver mai dormito in queste notti. Pensavano a me».

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Inevitabile, in una storia a lieto fine contro ogni pronostico come quella dei tre ragazzi, la domanda: possibile che qualcuno dall’alto abbia deciso come dovevano andare le cose? Tornano a incepparsi le parole. La risposta arriva con un po’ di ritardo. «Si, è possibile. Credo in Dio: molte persone hanno pregato per me. Mi sento miracolata». Le foto di quel che rimane della sua Peugeot dice di averle viste, ma solo per un secondo. «Non ce la faccio, non ancora». Poco importa. Quel che conta è altro. A cominciare dall’affetto dei familiari, stretti attorno a lei giorno e notte. Il cellulare - subito dopo che Giada si è scattata un “selfie” - torna in mano al padre. Giada rischia di stancarsi troppo. «Il 2 marzo è il suo compleanno e le faremo una grande festa. Non può muoversi dal letto per la frattura al bacino che la costringerà a stare sdraiata altri 20 giorni. Vederla con noi dà una felicità indescrivibile. Ringrazio - conclude Dino Marzocchini - tutto lo staff medico che ha seguito mia figlia e il prof. Malacarne per la professionalità e l’umanità dimostrate».

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di Redazione web