Sicurezza
In mostra i disegni e le poesie dei bimbi scampati all’Olocausto
I locali della biblioteca di Castelfranco ospitano fino al 7 febbraio l’inziativa di Comune e Associazione nazionale ex deportati
CASTELFRANCO DI SOTTO. La biblioteca di Castelfranco diventa il luogo della memoria, dove ricordare l'atroce abominio e le sofferenze patite anche dai più piccoli a causa della follia nazista. Dal ieri fino al 7 febbraio troviamo esposti lungo i corridoi del locale i disegni e le poesie dei bambini ebrei del ghetto di Theresienstadt.
Il cammino, proposto dall’amministrazione in collaborazione con l'Aned (Associazione nazionale ex deportati) di Pisa, non è un percorso obbligato ma “diffuso”: le immagini si snodano lungo le scaffalature per entrare nel vivere quotidiano e strapparci dalle nostre attività, invitandoci a riflettere sulla terribile realtà dei lager. Il ghetto di Terezìn nacque nel 1941 nel territorio della Cecoslovacchia come approdo temporaneo di giovani ebrei provenienti dal protettorato della Boemia e della Moravia, che sarebbero presto convogliati nei campi di sterminio orientali. Qui furono internate fino a 150mila persone, fra le quali almeno 15mila bambini di età compresa fra i 9 e i 15 anni. Di questi ultimi soltanto un centinaio sono sopravvissuti alla deportazione nel campo di Auschwitz. I disegni dei piccoli sono stati ritrovati al momento della liberazione in una valigia, scampata alla furia nazista, e oggi vengono custoditi presso il Museo ebraico di Praga. Le immagini non testimoniano ancora i segni delle privazioni, delle condizioni di vita estreme, al limite dell’umano, ma ci restituiscono i pensieri intimi e le emozioni di bambini ormai consapevoli del proprio destino. Emerge l'anelito insopprimibile alla vita, il diritto ad un'infanzia felice - violato in modo abominevole - le osservazioni attente di coloro che sono stati costretti a proiettarsi troppo presto in un mondo ingiusto. Soltanto la partecipazione ad iniziative culturali a fianco degli ebrei adulti di Terezìn ha reso possibile la produzione di tali documenti, segno della forza umana, dell'incapacità ad arrendersi prima che tutto sia finito, della speranza che costituisce l'impossibile rassegnazione ad uno stato di infelicità assoluta, come ricordava Primo Levi in “Se questo è un uomo”.
La mostra è stata curata dall’architetto Massimo Fornaciari ed è visitabile dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 12,30 e dalle 14,30 alle 19 e il sabato dalle 9 alle 12,30.
Elena Battaglia
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