Il Tirreno

Pontedera

Morti di leucemia, via alla commissione d'inchiesta

Rino Bucci
Le antenne piazzate sul monte Serra
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Le antenne piazzate sul monte Serra

Tre decessi in sei mesi, un pool di esperti studierà possibili relazioni tra i casi. Sospetti sulle antenne

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BUTI. Tre morti per leucemia fulminante in poco più di sei mesi e ora il Comune di Buti vuole vederci chiaro. Al punto da convocare una riunione a porte chiuse con i medici di base, l’Asl 5, la Società della Salute e il Cnr di Pisa per la prossima settimana. Durante l’incontro saranno passate al setaccio le cartelle cliniche di Dino Andreini (52 anni), Silvia Stefani (62 anni) e Brunella Biondi (74 anni) per comprendere se ad ucciderli sia stato lo stesso ceppo di leucemia e se i decessi siano da ricondurre ad una causa comune.

Le preoccupazioni. Dagli enti coinvolti in questo percorso dispensano prudenza e rispondono a mezze parole ma gli occhi dei residenti guardano verso l’alto. Alla giungla di ripetitori piantati dagli anni ’50 sul monte Serra e ai rischi connessi con il fenomeno che gli esperti definiscono inquinamento elettromagnetico. «Che poi ci possa essere una connessione tra le morti e le antenne è tutto da dimostrare ed è davvero prematuro. Intanto, rispondiamo alle richieste della cittadinanza. Diciamo che vogliamo togliere di mezzo un punto interrogativo», spiega il sindaco di Buti, Alessio Lari.

Stasera sarà anche approvato, in consiglio comunale, il piano territoriale degli impianti di telefonia mobile che in sostanza vieterà altre antenne rispetto a quelle che già esistono. «Si tratta di un provvedimento - continua il sindaco - che non è direttamente collegato con il gruppo di studio sulle morti per leucemia fulminante». Ma che rappresenta un punto fermo per un territorio dove di antenne ce ne sono già abbastanza. «Se vogliamo cercare un punto di contatto tra le due iniziative possiamo dire che è la salute pubblica», dice il primo cittadino.

I decessi. Stavano bene poi il quadro clinico è peggiorato e sono morti nel giro di pochi giorni. Tre storie, tre epiloghi identici come una fotocopia.

Silvia Stefani, 62 anni, è morta il 30 giugno scorso. Lavorava in Comune a Bientina. «Nemmeno un mese prima eravamo in vacanza a Budapest - racconta il marito Renzo - poi siamo tornati e ripartiti per la Spagna. Insomma, stava bene. Il lunedì tornò al lavoro e a metà settimana accusò un po’ di stanchezza. Qualche giorno dopo è morta». Leucemia fulminante, la stessa patologia che il 13 settembre scorso ha ucciso Brunella Biondi. «Fino a due settimane prima della morte la vita scorreva scandita dai soliti ritmi - ricorda il marito Palmiro - poi l’ho vista cambiare, sono iniziati gli esami è di lì a poco non cìè stato più niente da fare. Questi sono decessi che non si spiegano e purtroppo non stiamo parlando di casi isolati o sporadici. Ben venga uno studio da parte degli esperti perché anche i medici stanno brancolano nel buio».

La commissione. Comune, Asl 5, Società della Salute e Cnr. Si dovrebbero incontrare la prossima settimana. Il Centro nazionale delle Ricerche sarà rappresentato dal dottor Fabrizio Bianchi responsabile dell' unità di epidemiologia ambientale dell'Istituto di fisiologia clinica. «Sono già stato contattato - spiega - e a breve ci incontreremo con i medici. Verranno aperte le cartelle cliniche prima di tutto per comprendere se queste tre persone siano morte per lo stesso identico tipo di patologia. A quel punto sarà possibile creare anche un database dei decessi che si sono verificati all’interno del comune negli ultimi anni. È un percorso lungo, rigoroso e che richiede di partire con ordine. Soprattutto non dobbiamo iniziare le ricerche con dei preconcetti che potrebbero influenzarci».

I tecnici non escludono la possibilità di effettuare dei rilievi e dei controlli sulle emissioni delle antenne e sulla presenza dei campi elettromagnetici a ridosso del centro abitato». Esistono delle correlazioni tra la presenza di antenne e l’insorgenza di leucemie? «Ci sono degli studi che vanno in tal senso - dice l’esperto - ma parlarne in questo caso sarebbe prematuro, sbagliato e poco professionale». Intanto, è stata aperta una strada che potrebbe portare verso la risposta alle perplessità e preoccupazioni dei residenti.

Il precedente. Non è la prima volta che l’attenzione dei cittadini si focalizza sulle emissioni delle antenne. Ci sono precedenti che riportano agli anni passati e che riguardano anche i comuni di Capannori e Calci. Riconducono alla guerra di dieci anni fa condotta dal comitato contro l’elettrosmog che si batteva contro l’installazione dei ripetitori della telefonia mobile. Antenne che si sarebbero aggiunte a quelle installate sulla vetta del Serra da decenni e che saranno regolamentare con il piano in adozione in questi giorni dal consiglio comunale.

 

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