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Piaggio, nel 2015 investe in città per quaranta milioni

di Andreas Quirici
Piaggio, nel 2015 investe in città per quaranta milioni

Scettico il sindacato: «Serve un piano che produca occupazione» L’azienda: malgrado la crisi, l’organico è stabile su tremila unità

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PONTEDERA. «Malgrado la crisi del mercato delle due ruote, Piaggio ha mantenuto tremila lavoratori a Pontedera da quattro anni a questa parte». Nell'incontro con i sindacati dell'altro giorno, i dirigenti della Vespa hanno ripetuto il mantra che lo stesso presidente del Gruppo, Roberto Colaninno, aveva spiegato a Enrico Rossi nel loro rendez vous di giovedì in Regione a Firenze. Parole inequivocabili, visto il passaggio da 2,5 milioni di veicoli venduti in Europa a 1,7 in 5 anni e del calo dell'1,5% nel 2014 in Italia, ma che non convincono i sindacati che restano scettici sul futuro e che chiedono un piano industriale a Piaggio che rilanci la produzione interna e quindi anche l'indotto. Con non poche critiche a Enrico Rossi. Il tutto malgrado l'azienda parli di un investimento di 40 milioni di euro a Pontedera nel 2015.

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Paragoni scomodi e produzione. I dirigenti Piaggio hanno proposto paragoni negativi ai sindacati, portando l'esempio della Malaguti di Bologna (chiusa), dello stabilimento Yamaha in Brianza (chiuso), della Benelli venduta ai cinesi, della Husqvarna di Varese comprata da Bmw, rivenduta a Ktm e poi chiusa licenziando tutti i dipendenti, della Honda Italia in Abruzzo, che anno dopo anno riduce la propria pianta organica. Casi opposti a Piaggio, secondo i suoi dirigenti, anche alla luce degli investimenti per quest'anno, riferiti a un nuovo impianto di verniciatura e al rinnovamento della gamma Mp3 che nel 2014 ha fatto il 20% in più di vendite e il 30% in più di fatturato. Il quadro previsionale per 2015 parla di volumi allineati col 2014, mentre i dirigenti hanno parlato di una diminuzione di motori provenienti dall'Asia e di un incremento delle ore lavorate a Pontedera tra il 2013 e il 2014. Ricordando i casi di Tecnocontrol e che «i casi di sofferenza non derivano dalle scelte dell’azienda - hanno precisato i dirigenti aziendali, rispondendo anche alle domande sui casi che riguardano l’indotto - ma sono purtroppo causati da un mercato che anche nel 2014 non ha dato segni di ripresa. Piaggio ha bisogno di un indotto che sia competitivo e di qualità».

Reazioni scettiche. «A Piaggio chiediamo un piano industriale serio che porti più lavoro a Pontedera e in Valdera», dice Benedetto Benedetti, della Uilm Uil, mentre Marcello Franchi, della Fiom Cgil parla di "mancanza di nuovi prodotti che non creano aspettative positive per il futuro». Claudio Garzotto, della Fim Cisl, spiega che «l'incontro tra Rossi e Colaninno del giorno prima è stato controproducente, perché ha tolto potere ai sindacati, visto che i dirigenti poi ci hanno ripetuto le stesse cose e che già sapevamo da sei mesi». Ecco un punto che non va giù ai sindacati, la soddisfaziine di Rossi dopo l'incontro con Colaninno. «Spero che convochi anche noi per siegarci i motivi per cui è soddisfatto», dicono i sindacati anche alla luce dell'assenza di novità nelle comunicazioni dei dirigenti durante la riunione dell'altro giorno, malgrado sia durata più di tre ore. «Di indotto praticamente non si è parlato - spiega ancora Bendetti - ma il problema sono le commesse che arrivano sempre meno da Piaggio e con tempistiche troppo frazionate. In questa maniera i fornitori non possono investire e programmare».

Garzotto, su questo argomento, bacchetta alcuni imprenditori dell'indotto: «In troppi non stanno creando i presupposti per uscire dalla fornitura unica a Piaggio. Chi ci sta provando sta avendo risultati incoraggianti».

La perdita di posti di lavoro nell'indotto preoccupa anche Franchi: «In Piaggio la situazione è stabile, ma sul territorio c'è una morìa continua. E senza programmi e prodotti sui quali costruire un futuro "rischiamo di subire la stesaa cosa in Piaggio quando finiranno gli ammortizzatori sociali», sottolinea Franchi.

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