Finanza
Pelle e calzature, momento no
Terzo trimestre 2014 nero per il comparto: soffrono anche le griffe
SANTA CROCE SULL’ARNO. Terzo trimestre nero per il settore della concia e della calzatura del Comprensorio del cuoio. Lo certifica lo studio di Intesa San Paolo per conto della Cassa di risparmio di Firenze, che segnala il -17,2%. Anche se, come già successo in passato, il dato può trarre in inganno, visto che concerie e calzaturifici hanno avuto un percorso assai diverso nel corso del 2014.
Le prime, infatti, sono andate in calando, ma non tanto quanto i secondi, sui quali grava in maniera notevole la crisi di Russia e Ucraina, sbocchi commerciali prevalenti per il comparto. La concia ha viaggiato, infatti, su circa -3% nella parte finale dell’anno scorso, a causa di un rallentamento degli acquisti da parte delle griffe della moda internazionale. Nello specifico, nel 2013 la concia ha chiuso l’andamento delle esportazioni con un +2,3%, la calzatura con un 1,9. Nel primo trimestre 2014, il primo solco tra i due settori: concia a +12%, calzature a -30,1%. Nel secondo trimestre concerie ancora in attivo (+2,5%) e produttori di scarpe sempre più nel baratro (-27,1%), mentre nel terzo trimestre, primo segno meno per la concia (-2,5%) e un ulteriore -37,9% per le calzature. Differenze di andamento tra i due settori a parte, il momento vissuto dalla filiera non è dei migliori, dopo mesi di trend positivo.
La confluenza di pellame e calzature nel segmento del lusso ha rallentato, probabilmente per un aspetto fisiologico dovuto alla grande espansione realizzata dalle aziende del fashion in Asia degli ultimi anni con numerose aperture negozi monomarca. I dati forniti dall’istituto di credito, però, parlano di un settore, quello legato alla moda, che vive comunque una stagione positiva.
E lo si vede dai buoni percorsi del pellettiero a Firenze, il tessile e abbigliamento di Prato e per quello di Empoli, oltre alla pelletteria di. Insomma, un quadro che non fa disperare chi produce pelle, viste le performance della moda toscana. Semmai, i guai sono tutti per chi realizza calzature, alle prese con lo stop pressoché completo di ordinativi russi e con un contesto difficile in cui trovare mercati alternativi sembra possibile, ma non nell’immediato.
Andreas Quirici
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