La manifestazione
Webcam piccante, ragazzino truffato
Era stato adescato da una prosperosa ragazza che poi gli ha chiesto 150 euro per non divulgare un video da lui “girato”
PONTEDERA. Quando ha ricevuto il link di un video con il suo nome e la precisa “accusa” di avere atteggiamenti pedofili uno studente di 17 anni, residente in Valdera, si è spaventato. Ha ceduto al ricatto e ha pagato 150 euro. Poi, sempre più preoccupato, si è deciso a chiedere aiuto alla polizia postale di Pisa alla quale si è rivolto per raccontare l’incontro virtuale avuto con una sconosciuta che lo aveva “agganciato” su Facebook. È una delle tante storie-fotocopia che riguardano i ricatti on line. Solo che questa volta a finire nella rete dei truffatori dei video dal contenuto a luci rosse è stato un minorenne, come conferma la polizia postale. A poco o nulla sono serviti, a giudicare dal numero delle denunce, i fatti raccontati dalle cronache con l’invito a stare in guardia da persone conosciute sui social network. Nel caso del diciassettenne, residente in provincia di Pisa, i truffatori hanno alzato il tiro. Non solo lo hanno minacciato di divulgare un video con la sua “esibizione”. Ma hanno aggiunto un link per intimorirlo. Della serie: “Ti mostri nudo davanti a un bambino. Allora sei un pedofilo”.
È una storia infinita quella dei ricatti hard, compiuti on line. Del resto, a quanto pare, basta davvero poco per finire nella trappola. E poi trovarsi costretti a pagare per la paura che il video finisca nelle mani di amici e parenti.
Di solito la truffa inizia, come la polizia postale non si stanca di ripetere, con una bella ragazza. Meglio (per i truffatori) se è poco vestita. Prima chiede l’amicizia. Poi passa all’attacco. Sguardi e pose ammiccanti fanno il resto. Un minimo di confidenza ed ecco che arriva l’invito a spogliarsi davanti alla webcam. Se poi uno accetta e mostra il viso difficilmente può dormire sonni tranquilli. È solo l’inizio della truffa in webcam su Skype e Facebook in cui tanti uomini finiscono per cadere. Una volta che il “bersaglio” si è spogliato e ha mostrato in video le parti intime la donna che lo ha abbordato (ma chissà chi c’è dietro quel profilo) spiega subito le sue reali intenzioni. Vuole soldi. O mi paghi, questo in sintesi il tenore delle richieste, oppure renderò pubblico il video a tutti i tuoi contatti. Sono dolori: c’è chi paga e poi si pente e va a presentare una denuncia. Di solito i ricattatori chiedono cifre che partono da 150-200 euro.
La polizia postale invita a non pagare. Se uno riceve un link con ricatto è invitato a segnalare immediatamente il contenuto del video per nudità. L’altro passo da fare con somma urgenza è quello di rivolgersi alla polizia postale per formalizzare la denuncia.
Meglio ancora sarebbe - ma i consigli come nel caso delle truffe porta a porta, non sembrano dare l’effetto sperato - non cedere alle proposte e alle richieste che possono arrivare da persone sconosciute che si presentano con un certo profilo ma che di fatto potrebbero essere vere e proprie organizzazioni di truffatori.
Ci sono vari modi per accorgersi se la situazione si fa insidiosa. Per esempio, fa notare la polizia postale, se dopo i primi approcci virtuali la nuova amica chiede in tempi brevi e con modi piuttosto «sbrigativi di spogliarvi o mostrare il viso, lasciate immediatamente perdere». Nonostante ormai i rischi siano abbastanza noti continua a crescere anche in provincia il numero delle persone ricattate.
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