Il Tirreno

Pontedera

Piaggio in guerra con gli assenteisti

di Andreas Quirici
Piaggio in guerra con gli assenteisti

In alcuni reparti il tasso medio annuo raggiunge anche il 20% Lettera di richiamo a 40 dipendenti. Previsto un giro di vite

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PONTEDERA. La Piaggio entra a gamba tesa su 40 suoi lavoratori, rei di aver fatto troppe assenze. Una bacchettata arrivata via posta sotto forma di lettera che sta creando perplessità nel mondo sindacale.

L'azione dell'azienda nasce da un dato che reputa inequivocabile: “In alcune aree produttive di Piaggio, dove sono presenti i dipendenti raggiunti dalle lettere, il tasso medio annuo di assenteismo per malattia e altre cause ha raggiunto nel 2014 il 12, 13%, con punte, in alcuni giorni dell'anno, anche del 20%”.

Numeri su cui riflettere, ma intanto i 40 dipendenti (su un totale di tremila tra operai e impiegati) con troppi giorni di assenza sono stati raggiunti dalle comunicazioni che, secondo Piaggio, non sono a carattere disciplinare e che si concludono con una prospettiva non proprio positiva, se il numero di assenze non diminuirà. In base a quanto precisato da Piaggio, l'assenteismo complessivo per malattia nello stabilimento di Pontedera è di 2, 3 punti percentuali in più rispetto alla media nazionale, cosa che non succederebbe negli stabilimenti del Gruppo di Mandello del Lario, Scorzè e Noale.

Troppo assenteismo. Le lettere nelle case dei piaggisti sono arrivate nei giorni scorsi e parlano di un assenteismo nello stabilimento di Pontedera, dopo le verifiche del caso, "significativamente più elevato rispetto a quello riscontrabile presso gli altri siti produttivi del Gruppo Piaggio in Italia e, in generale, tra le aziende del settore". Segue il resoconto dei giorni di assenza del determinato lavoratore raggiunto dalla comunicazione e poi la "tirata d'orecchie" rispetto al quadro economico complessivo: "il difficile contesto che caratterizza i mercati in cui opera la nostra azienda impone l’adozione di adeguate misure di correzione degli abusi di istituti, di per sé legittimi, ove si trasformino in periodi di assenza abnormi". E che "la discontinuità della sua prestazione lavorativa rappresenta un elemento di vanificazione dell’impegno posto in essere dalla collettività dei nostri dipendenti per superare le difficoltà dell’attuale momento".

Controllo delle giustificazioni. La lettera si conclude con una "raccomandazione", quella di "un attivo impegno per assicurare una maggiore assiduità della prestazione lavorativa. Le segnaliamo altresì che, laddove non constatassimo cambiamenti, fermo il diritto della nostra società di verificare l’effettiva giustificazione di ciascuna sua assenza, ci vedremo costretti a trarre tutte le conseguenze derivanti dalla mancanza di utilità e/o interesse per una prestazione caratterizzata da modalità siffatte".

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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