Sicurezza
Cascina, quindici studenti sospesi dopo l’occupazione
I ragazzi frequentano l'istituto Pesenti, presto ne arriveranno anche altri provvedimenti disciplinari
CASCINA. I tre giorni di occupazione effettuati a dicembre dagli studenti dell’Istituto Pesenti hanno segnato un punto di rottura con quella che è sempre stata una delle caratteristiche dell’istituto cascinese che nel corso degli anni ha fatto del dialogo con gli studenti un punto di forza. Tant’è che gli studenti, ormai da una decina d’anni e nel rispetto dello statuto della scuola, sceglievano forme alternative di protesta come l’autogestione o la settimana si “studio alternativo”. Quest’anno, con un effetto quasi a sorpresa, ci sono state due occupazioni. La prima il pomeriggio del 16 dicembre, subito interrotta con l’intervento dei carabinieri. La seconda, il 18 e 19 dicembre. Tre giorni di “illegalità” conclusi con un pesante inventario dei danni, compreso un furto di denaro e schede per le focopiatrici, un vetro rotto e vandalismi compiuti nei bagni dove gli studenti hanno lasciato in giro gli escrementi. I carabinieri, chiamati dall’istituto, avevano identificato alcuni alunni ma non hanno proceduto oltre.
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La scuola, invece, rivendicando quel ruolo educativo che le è proprio, ha deciso di prendere provvedimenti disciplinari nei confronti di chi ha occupato e interrotto un pubblico servizio. Sono quindici al momento gli studenti “sanzionati”. I consigli di classe straordinari, convocati con questa finalità, si stanno per concludere. Per ora sono stati sospesi con obbligo di frequenza - da 15 fino a 40 giorni - i ragazzi che erano stati identificati dai carabinieri di Cascina. Ma altre sospensioni sono in arrivo, come spiega la dirigente scolastica, professoressa Ivana Carmen Katy Savino.
«Non potevamo ignorare quello che è successo nei tre giorni di occupazione – aggiunge la dirigente – Devo dire che ha preso atto con molta soddisfazione del rapporto che la maggior parte dei genitori ha con la nostra scuola. I genitori, infatti, quando sono stati informati dei provvedimenti disciplinari li hanno condivisi, almeno la maggior parte di loro. Hanno capito che abbiamo applicato una sanzione congrua rispetto ai fatti che hanno avuto per protagonisti i singoli ragazzi. I provvedimenti scaturiscono dal regolamento di disciplina dell’istituto e comunque, proprio perché è stato deciso l’obbligo di frequenza, danno la possibilità agli studenti di “riabilitarsi”. Così come è possibile convertire il 50% della sanzione con attività culturali alternative, organizzate all’interno della nostra scuola».
La punizione di 40 giorni è stata decisa per un rappresentante del consiglio di istituto che dopo essersi impegnato, in rappresentanza degli studenti, a non organizzare occupazioni avrebbe poi agito in maniera contraria e quindi «non ha svolto il suo compito in maniera corretta», dice la dirigente scolastica che si riserva di presentare una querela per i fatti avvenuti durante l’occupazione. «Non è solo un problema di danneggiamenti o di interruzione dell’attività – continua Savino – siamo rimasti sorpresi anche da altri episodi, che il consiglio di istituto ha ritenuto gravi. Uno per tutti: una studentessa, che era contraria all’occupazione, è stata presa a scappellotti e sputi per la strada davanti alla madre». Ecco che è stato deciso di dare un segnale. «La scuola serve anche a questo: bisogna fare capire che se uno sbaglia poi ne paga le conseguenze».
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