Sicurezza
Ambiente: Rifondazione lancia un grido d’allarme
«Con le trasformazioni in atto nelle Province chi si occuperà di vigilare?» Sono tante le situazioni potenzialmente “a rischio” nel comprensorio
SANTA CROCE SULL’ARNO. Dal potenziamento dei depuratori al pirogassificatore, dal caso Icla fino alle situazioni di potenziale rischio idrogeologico, senza dimenticare il vecchio progetto Tubone.
Sono tante nel comprensorio le situazioni di delicatezza ambientale che meriterebbero una certa attenzione. Il tutto, però, in una fase di radicale trasformazione delle Province che rischia di ridurre l’attenzione verso l’ambiente, la salute e la prevenzione. A dirlo sono gli esponenti di Rifondazione Comunista della zona del Cuoio, attraverso un’analisi degli affetti del decreto Del Rio sulle amministrazioni locali, che pone un punto di domanda su chi e sul come, in futuro, si occuperà di vigilare sui rischi ambientali del distretto. «Oltre al problema di democrazia e alla riduzione dei dipendenti - dicono da Rifondazione - a cambiare in peggio sarà il rapporto tra amministrazioni e territorio, con una retromarcia rispetto al controllo dei rischi ambientali e alla prevenzione, che saranno depotenziate enormemente con il dimezzamento del personale e i continui tagli dei fondi pubblici. Non ci sarà più nemmeno il controllo politico delle opposizioni, visto che sia il consiglio provinciale sia il presidente saranno espressione del Pd. Eppure, nella nostra zona, non c’era proprio bisogno di diminuire ancora di più i controlli, vista la situazione di degrado ambientale acuita dalle scelte delle amministrazioni di centrosinistra». Sotto accusa, da parte di Rifondazione, i progetti pilota ad Aquarno e Cuoiodepur, il pirogassificatore di Castelfranco, l’ex Icla a Ponte a Egola, i casi di dissesto idrogeologico e il progetto del Tubone: «Un’opera costosissima e discutibile – dicono - pagata per la stragrande maggioranza dai contribuenti, nata da un progetto vecchio di vent’anni. Il tutto senza sapere chi eserciterà la funzione di controllo». «Chi se ne occuperà? – chiede Rifondazione - Con quale personale e quali soldi pubblici? Chi controllerà tutti gli impianti a rischio di inquinamento, dal momento che pure l’Arpat di San Romano non c’è più da qualche anno?».
Da qui la richiesta: «Ripristinare un piano di studio simile a quello del ’98, in modo da intervenire sul territorio in base al livello di inquinamento verificato, recuperando la buona pratica della prevenzione». (g.p.)
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