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Pontedera, al posto dei gazebo sbocciano le polemiche

di Tommaso Silvi
I titolari del bar Rewind mentre smontano il gazebo (foto Silvi)
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I titolari del bar Rewind mentre smontano il gazebo (foto Silvi)

Scaduti i termini le strutture sono state tolte ancora una volta controvoglia. Gli esercenti: «Per 3 mesi costretti a sostenere costi di smontaggio e deposito»

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PONTEDERA. Sembra quasi di essere dall’altra parte dell’oceano. Negli Stati Uniti. Perché il rumore secco dei colpi di martello è lo stesso che si diffonde nelle metropoli a stelle e strisce ogni volta che scatta l’allarme tornado. In quel caso i cittadini fissano tavole di legno di fronte alla propria abitazione o attività commerciale sperando di attutire la furia della natura. A distanza di 8.631 chilometri però non c’è nessuna calamità da contenere. Il martello batte ma non lo fa in difesa della propria attività, bensì in obbedienza a una contestata disposizione comunale. Operai coperti fino ai denti per non sentire il freddo si danno da fare nella cornice di Corso Matteotti fin dal mattino. Mercoledì 7 gennaio: molto più del post-Epifania per i commercianti del centro. Un giorno che i proprietari di bar e locali della città della Vespa vorrebbero non arrivasse mai.

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Quasi un rito, vissuto con musi lunghi e lamentale, portato a termine in fretta per non alimentare ulteriormente il disappunto. Con scale e carrelli si lavora per smontare i gazebo esterni, in pieno rispetto del regolamento imposto da Palazzo Stefanelli da tanti, troppi – a sentire il parere dei commercianti – anni. Per circa tre mesi, considerando che sedie e tavolini torneranno in bella vista la settimana prima del giorno di Pasqua (6 aprile), Pontedera si sveste di ogni tipologia di struttura adatta per ospitare i clienti posizionata al di la della soglia d’ingresso dell’attività.

È la legge. Non c’è niente da fare. In molti non hanno mancato di esternare il proprio parere contrario alla città senza gazebo, ma chi lavora dietro al bancone ha un altro metro di giudizio. Che scavalca il gusto personale e colpisce direttamente il portafoglio. Tra l’altro già legittimamente “accarezzato” dall’amministrazione comunale attraverso la tassa sul suolo pubblico. Tolte pedane e strutture in legno eliminata la spesa, verrebbe da pensare. Invece no. Come spesso accade dietro al danno arriva puntuale anche la beffa. Serve un fondo in cui riporre tutto “l’armamentario” da aperitivo. Serve personale per fare in modo che travi e pannelli vengano rimossi in poco tempo e da mani esperte. A tutto questo va sommato il mancato guadagno, figlio di uno spazio per i clienti che, di fatto, viene eliminato. Per le cifre, più chiare di qualsiasi altro strumento d’analisi, non occorre la fantasia.

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I titolari, infatti, dichiarano senza problemi quanto sia economicamente svantaggioso per loro la manovra comunale, messa in discussione l’estate scorsa anche dall’attuale vicesindaco Angela Pirri, stoppata prontamente all’epoca, come un cestista lanciato a canestro, dal sindaco Simone Millozzi. « Pontedera non ha bisogno di rivoluzioni e nemmeno di rivoluzionari». Così Millozzi rispondeva alla proposta “gazebo tutto l’anno” di Angela Pirri. «Il titolare ha un’altra attività ed è costretto a chiuderla per mezza giornata in modo da rimuovere l’allestimento esterno. Paghiamo 900 euro di affitto trimestrale per mettere al sicuro la struttura e 500 euro per gli operai. E di suolo pubblico abbiamo appena finito di versare 4 rate da circa 700 euro ». 3500 euro sborsati dalla pizzeria Malafemmina di via Verdi. Dal bar L’Angolo invece Manuel Gasperini si dice fortunato rispetto ai colleghi.

«Sono un ex falegname e assemblo e smonto tutto da me, potendo contare inoltre su un fondo di mia proprietà dove sistemare provvisoriamente il materiale. Come ogni anno però mi vedrò dimezzato l’incasso per due mesi. La tassa sul suolo pubblico? Pago circa 4800 euro spalmati in quattro rate». I proprietari di Rewind Cafè, Arturo e Raffele Saviano, hanno deciso di affrontare la questione direttamente su Facebook, pubblicando il loro resoconto delle spese. «200 euro per addetti ai lavori, 110 euro di noleggio furgone per il trasporto, 1500 euro di affitto per sistemare lo scheletro del gazebo e riduzione degli incassi del 40%». Non cambia la musica in Piazza Martiri della Liberta, al Beat gestito da Luca Firmani e la moglie Lucia Marchetti: «958 euro a rata per 4 tranche per pagare il suolo pubblico e 1.200 euro annui per un piccolo garage. 500 euro invece il costo dello smontaggio». I colpi del martello non si sentono più. Sedie e tavolini sono già riposti a dovere. Ma l’amarezza dei commercianti, quella no, non può essere rinchiusa in box.

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