Lutto
Ipotesi trasferimento in un altro comune per l’azienda ex Icla
In fase di valutazione il piano di emergenza alla luce dei livelli della produzione sottoposta alle norme “Seveso”
SAN MINIATO. Il piano di emergenza dell’ex Icla sarà rivisto alla luce dei nuovi livelli di produzione. Se resteranno zone di rischio, però, per gli abitanti di Ponte a Egola che vivono nei paraggi dell’azienda, occorrerà pensare seriamente alla prospettiva di una delocalizzazione. Un trasferimento, tuttavia, che dovrà avvenire fuori dai confini di San Miniato, che sembra non avere luoghi adatti, nel proprio territorio, dove trasferire l’azienda nel pieno rispetto delle norme. È quanto scrive il sindaco Vittorio Gabbanini in risposta all’interrogazione, presentata da Laura Cavallini di “Immagina San Miniato”, per fare chiarezza sul delicato caso dello storico stabilimento, specializzato nella produzione di gommapiuma e sottoposto a normativa “Seveso”, che dal 2012 è entrato nel gruppo Magniflex col nome di M3.
Obiettivo dell’interrogazione: conoscere il risultato di un’ispezione condotta a settembre da vigili del fuoco, Inail e Arpat. Un’ispezione, si scopre con la risposta fornita dal sindaco, che aveva avuto esito negativo, con la conseguente richiesta di adeguamento alle norme antincendio entro 45 giorni. Richiesta che la M3 aveva contestato, attraverso una nota inviata il 12 novembre al comando provinciale dei vigili del fuoco, nella quale si faceva presente come i livelli di produzione fossero drasticamente ridotti rispetto a quelli della vecchia Icla, «portando – si legge – ad una notevole diminuzione del rischio di incendio». «Ad oggi – ha spiegato il sindaco – non risulta che siano state espresse valutazioni in merito dai vigili del fuoco; pertanto non sappiamo se saranno prese o meno misure prescrittive». Nel frattempo, però, il Comune fa sapere di aver richiesto al vice prefetto di Pisa l’apertura del comitato tecnico per la revisione del “Piano di emergenza esterno”, alla luce proprio dei nuovi livelli produttivi. «Siamo in attesa della convocazione – ha proseguito il sindaco – e fiduciosi nel miglioramento della situazione. Qualora, tuttavia, dovessero rimanere “aree di danno”, anche più contenute, adotteremo tutti i provvedimenti del caso». Tra cui, appunto, la delocalizzazione. Una possibilità, però, che deve fare i conti con il Piano territoriale della Provincia di Pisa, che richiede l’ubicazione in aree a bassa pericolosità geologica e idraulica, nonché una debita distanza da centri abitati, infrastrutture, aree di pregio ambientale o di valore culturale. Ebbene, «dalla ricognizione effettuata dall’ufficio tecnico – ha fatto sapere il sindaco – è emerso che il nostro territorio non presenta siti idonei. Occorrerà quindi una pianificazione sovracomunale per il trasferimento in altro comune».
Giacomo Pelfer
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
