Sicurezza
Unione dei conciatori, una storia lunga cent’anni
Dalle carte di un vecchio imprenditore spunta un documento eccezionale È l’ipotesi di statuto che doveva unificare le due associazioni
SANTA CROCE. Cento anni di solitudine, per i conciatori. Che storia, quella iniziata nel lontano 1915.
«Ma lo sai da quanto tempo è che l’associazione dei conciatori poteva essere una sola? – racconta l’imprenditore conciario Valerio Nuti, castelfranchese, azienda MB3 a Santa Croce -. Non mi riferisco ai vari tentativi da gli anni Cinquanta e Sessanta in poi, ma addirittura da un secolo fa».
E così dicendo, mostra un documento dell’epoca. È lo “Statuto” della “Associazione fra gli Industriali Conciatori del Valdarno inferiore Santa Croce sull’Arno”, stampato con la copertina rossa, e non cucito ma tenuto insieme trasversalmente da un filo dello stesso colore. Un secolo passato invano, però. In cui le due attuali associazioni conciatori, quella di Santa Croce e quella di Ponte a Egola, non riescono a mettersi insieme. L’unione fa la forza, ma evidentemente ne dubitano sulla riva sinistra dell’Arno gli associati del presidente Michele Matteoli, mentre decisamente convinti sono coloro di cui Franco Donati è presidente sull’altra sponda. Non è più il tempo che piccolo è bello, come si diceva in passato. E ora spunta questo documento che attesta come 100 anni non sono bastati a raggiungere l’obiettivo di un’associazione unica.
Continua Valerio Nuti: «Il documento mi è stato dato dal nipote di un conciatore, dieci anni fa, quando lo trovò tra le carte di suo nonno. L’associazione ha avuto vita, ma altri dettagli non si conoscono».
Probabilmente aveva sede in corso Mazzini, sicuramente è stata un’antesignana dell’attuale Associazione Conciatori. A memoria, nessuno ricorda con certezza quanti associati abbia avuto, e chi era il primo presidente. E’ passato troppo tempo, come spesso accade la volontà di stare insieme c’è, ma tra il dire e il fare.
Eppure, i primi dei 22 articoli parlano chiaro. Art. 1 – È costituita una “Associazione fra gli Industriali Conciatori del Valdarno Inferiore”, con sede in Santa Croce sull’Arno e comprendente gli Industriali Conciatori di pellami aventi stabilimento in attività nel Comune di Santa Croce sull’Arno. Art. 2 – Possono però farne parte anche gli Industriali che esercitano la industria di cui all’articolo precedente fuori del Comune suddetto. Art. 3 – Essa ha per scopo la tutela degli interessi degli Associati in generale con riferimento all’Industria esercitata. Art. 4 – Ogni Associato versa all’atto della costituzione della Società una somma di Lire Cinquecento che servono a costituire il patrimonio sociale. Art. 5 – Ogni Socio poi è tenuto al pagamento di un tassa mensile di Lire Cinque. Riprende Valerio Nuti: «Dell’andamento della società ne avrebbe saputo di più qualche imprenditore storico come Ivo Nuti, Alvaro Grossi, Afro Gabrielli, purtroppo scomparsi. Si sa che fecero riunioni, tra i fondatori ci fu probabilmente Giulio Duranti. Sicuramente è stato il primo passo verso un’associazione allargata».
La copertina è rossa, lo statuto è stato stampato dalla tipografia Gemignani. L’imprenditore che lo possiede lo custodisce come un cimelio, ritenendolo «non soltanto un documento d’epoca, ma anche la testimonianza di una volontà lungimirante, che però non è stato possibile realizzare finora».
Il libretto, ben fatto in 22 paragrafi, ha formato15 cm. di larghezza e 20 di altezza. Vi si legge, nell’ultima pagina, in corsivo, che l’associazione è stata «Costituita con atto pubblico rogato Lami il 5 febbraio 1915 registrato a Fucecchio il 25 detto al vol. 63 – fog. 3 – N. 240 – Ricevitore Bongi».
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