Sicurezza
Così preparava i colpi la banda del pellame
Santa Croce: le intercettazioni rivelano la rete messa in piedi dai denunciati per individuare gli obiettivi e gli eventuali dipendenti di conceria compiacenti
SANTA CROCE. Hanno rubato migliaia di pelli su commissione. E spesso contando proprio sulla compiacenza di operai che lavorano nelle concerie. Dopo mesi di indagini i carabinieri di Santa Croce sull’Arno, comandati dal luogotenente Andrea Oteri, sono riusciti a ricostruire una fitta rete di rapporti esistenti all’interno del gruppo costituito da 12 persone, oggi accusate di aver messo a segno o di avere seguito le fasi della ricettazione del pellame rubato in nove furti, avvenuti ai danni di alcune concerie di Santa Croce sull’Arno, nel corso del 2013.
A tenere i contatti tra la provincia di Pisa e i possibili destinatari dei carichi di pellame, nel sud d’Italia, stando a quanto è emerso nelle indagini, era Domenico Papa, 57 anni, residente a Ponte a Egola. Quest’ultimo era in stretto contatto con Franco Vergnano, 44 anni, di Massa e Cozzile, che ha avuto un ruolo di primo piano nei furti commessi ai danni della conceria M2, di Santa Croce sull’Arno. Altri nomi che ritornano nelle indagini su più furti sono quelli di Nicolò Vetrano, 47 anni, di Montecatini Terme, e di Vito Della Luce 54 anni, di Santa Maria a Monte, ex dipendente di concerie (ora lavora come muratore).
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La maggior parte del pellame infatti è scomparso dalla conceria M2, grazie anche alla complicità dI Vergnano, il quale, una volta venuti allo scoperto gli ammanchi, avrebbe pure indotto il titolare, che era all’oscuro del secondo “lavoro” dell’operaio, a presentare una denuncia di furto contro ignoti. I due imprenditori coinvolti nelle indagini, Antonio Palumbo, 57 anni, di San Miniato, e Liberato Riccio, 52 anni, di Fucecchio, in sostanza, avevano dato la loro disponibilità a lavorare nelle loro aziende il pellame rubato, destinato poi ad essere trasportato al sud da camionisti compiacenti, come Antonio D’Apruzzo di Benevento, arrestato nel giugno 2013 a Lucca con un carico di refurtiva.
Durante le indagini, tra l’altro, è emerso che Papa utilizzava la conoscenza di persone che lavorano nelle concerie, sia per avere informazioni su eventuali obiettivi da colpire, sia per individuare eventuali dipendenti compiacenti e disponibili a sottrarre dall'attività quotidiana un numero crescente di pelli che venivano nascoste alla contabilità aziendale. Papa aveva inoltre rapporti frequenti, come emerge dalle intercettazioni telefoniche, con Roberto Giusti, 41 anni, di Santa Croce sull’Arno, operatore del settore conciario, che, secondo le accuse, faceva da intermediario contattando gli operai compiacenti. Poi era Papa a decidere dove piazzare le pelli rubate, a beneficio di tutto il gruppo.
Alla fine delle indagini per i 9 colpi messi a segno (valore della refurtiva circa 700 mila euro, in parte recuperata) sono dodici le persone finite nei guai. Per tutti gli indagati il gip ha disposto le misure cautelari dell'obbligo di firma o di dimora, per 4 di loro con il divieto di allontanarsi dall'abitazione in orario notturno.
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