Il dolore
L'impegno nel sociale dell'ex prete continua con il "Centro solidarietà"
Desii impegnato nel passaggio del centro da associazione a fondazione. "Servono i soldi per lavorare con il disaddattamento e l'emarginazione"
PONTEDERA. «Riportare la Chiesa a svolgere un ruolo attivo nel cosiddetto terzo settore». Era l’8 novembre 2005 e, a distanza di due anni esatti dall’inizio della propositura retta in collaborazione con don Stefano Serafini, l’allora parroco del Duomo di Pontedera Cluadio Desii esprimeva il suo desiderio, da trasformare nel concreto attraverso una serie di progetti di riqualificazione degli spazi, tra i quali l’oratorio e il cinema Roma.
Stefano Serafini due anni più tardi lascerà la città della Vespa, congelando ogni prospetto e dichiarando di considerare conclusa la sua esperienza. Un addio improvviso, a cui fa seguito, un mese più tardi, nel febbraio 2007, il trasferimento di Claudio Desii a Pisa. La decisione causa la protesta dei fedeli pontederesi all’indirizzo del vescovo Plotti.
Il 26 settembre 2014 il clamoroso annuncio: «Lascio lo stato clericale in maniera definitiva», scrive Desii nella comunicazione indirizzata al suo vescovo, monsignor Benotto. «Le motivazioni – prosegue l’ex parroco di Pontedera – non sono imputabili a ragioni di fede, ma a una condizione ecclesiastica diventata insopportabile e lesiva del mio ministero e della mia dignità personale».
Un cambiamento radicale, che comunque non intacca lo spirito di Claudio Desii. Il suo impegno nel sociale, infatti, prosegue in qualità di presidente del Centro solidarietà di Pisa. L’associazione con sede in via Garibaldi dal 1984 opera nel campo del disaddattamento ed emarginazione specialmente in ambito giovanile, svolgendo attività a favore dei minori. Oggi le attenzioni si sono concentrate sull’housing solidale, con l’intenzione di garantire a ognuno un tetto e un posto caldo in cui dormire e relazionarsi con gli altri, lontano dal freddo e dalla solitudine. Nei progetti a breve termine del Centro di solidarietà di Pisa c’è il passaggio da “Associazione” a “Fondazione”.
Lo ha dichiarato Desii il 26 settembre scorso: «Vogliamo trasformarci in Fondazione, per custodire il patrimonio e incentivare le collette per fare solidarietà a partire da chi chiede ospitalità ed ha bisogno di un tetto». L’assemblea del CSP intanto si è espressa attraverso due delibere: far nascere la fondazione e quindi conferire i suoi beni all’interno della stessa.
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