Sicurezza
«Così mi sono salvata dalla furia»
La donna aggredita: ora chiederò i danni a chi diceva che non era pericoloso
MONTECATINI VALDICECINA.
«Mi avevano detto che quel paziente aveva un profilo remissivo, invece appena siamo rimasti da soli in ascensore si è trasformato in una furia. Ancora oggi non so come sono riuscita a salvarmi: mi ha preso a pugni e ha cercato di strangolarmi. Ho avuto paura. Adesso chiederò i danni alle persone che hanno sostenuto e scritto che quell’uomo non era pericoloso».
Rita Bertini, 45 anni, l’educatrice residente a Ponteginori (Montecatini Valdicecina), aggredita la mattina del 29 luglio all’interno della residenza sanitaria di Rosignano Marittimo ripercorre quanto le è accaduto vicino al suo legale, l’avvocato Maria Grazia Schiavone.
«Quel giorno ero stata avvisata dell’arrivo del paziente dal carcere di Pisa - ricorda - Quando sono arrivati gli agenti di polizia penitenziaria me lo hanno consegnato e si sono allontanati».
È a questo punto che Luciano Rinaldi e l’educatrice sono rimasti soli.
«Ripeto - spiega la donna - il profilo di quell’uomo era di una persona remissiva. Ecco perché sono stata lasciata da sola. Per le informazioni che avevamo non correvo nessun pericolo. E il protocollo che dovevo seguire era quello di accogliere il paziente e di portarlo al piano superiore, nella sua nuova camera. E il primo impatto è stato estremamente cordiale: mi sono presentata, ci ho parlato e poi gli ho spiegato che lo avrei accompagnato in camera. Tutto, almeno all’inizio, è filato liscio».
Poi è arrivato il momento di salire in camera. «Gli ho anche chiesto se voleva andare a piedi. Poi appena siamo saliti in ascensore e le porte si sono chiuse si è scatenata la sua furia: ha iniziato a colpirmi, poi ha cercato di strangolarmi. Io cercavo di liberarmi senza riuscirci. Solo dopo diversi tentativi sono riuscita a divincolarmi e a premere i pulsanti all’interno dell’ascensore per lanciare l’allarme e chiedere aiuto».
Quando sono arrivati i due agenti della polizia penitenziaria e hanno liberato l’educatrice, l’uomo ha cercato di aggredire anche loro, ma per Rita il peggio era passato.
«All’inizio - va avanti la donna - mi hanno dato dieci giorni di prognosi, ma il certificato è stato prolungato fino a un mese». Rita in questi mesi ha riflettuto su quando ha passato e soprattutto rischiato arrivando alla conclusione che quel giorno «è stata sfiorata una tragedia».
«La mia cliente - spiega l’avvocato dell’educatrice - è abituata a confrontarsi con personalità complesse. Ma in questo caso chi doveva tratteggiare la personalità del paziente ha forse sottovalutato i rischi. Infatti chi è afflitto da malattie degenerative simili molto spesso subisce i cambiamenti e ha reazioni, come in questo caso, inaspettate e violente».
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