La protesta
Larderello, la Società chimica si allarga sul mercato sudamericano
Il gruppo di Larderello ha acquisito nei giorni scorsi l’argentina Quimicos Essiod La dirigenza: «Siamo una piccola multinazionale».
LARDERELLO. Da azienda quasi in chiusura a piccola multinazionale della chimica. Il tutto in appena quattro anni. È la storia della Società chimica Larderello (Scl) che, negli ultimi giorni, ha perfezionato l'acquisizione della Quimicos Essiod, società argentina di Mar del Plata, specializzata nella produzione di agenti chelanti, attiva prevalentemente nel campo agroalimrntare, petrolchimico e industriale, con forniture per grossi gruppi prevalentemente americani.
L'annuncio è arrivato dopo un'altra acquisizione fatta dall'azienda della Valdicecina rispetto a una società britannica. Ora Scl conta, complessivamente, 120 dipendenti, di cui 70 in Italia e un fatturato da 40 milioni e l'obiettivo è quello di consolidare la produzione arrivando, nel giro di alcuni mesi, ad aumentare il livello occupazionale su Larderello con figure professionali nel campo della ricerca e dello sviluppo di nuovi prodotti. La varietà della gamma inserita nel listino è l'arma in più che Scl spendenderà sui mercati internazionali. Del resto il suo fatturato è composto al 90% dalle vendite all'estero in settori come i fertilizzanti, gli antifiamma e i prodotti industriali a base di boro destinati in larghissima parte al comparto nucleare. Gli argentini hanno certificazioni nel settore alimentare, tanto che un loro prodotto è parte integrante delle Pepsi Cola e delle Coca Cola commercializzate in tutto il mondo, tranne che in Europa, dove vige una normativa diversa.
«Il vantaggio che abbiamo ora con l'acquisizione della Quimicos Essiod - spiega l'amministratore delegato, Paolo Bonini - è che adesso abbiamo applicazioni duttili che possono essere utili in più settori. Ampliamo la nostra gamma per dare valore aggiunto alla nostra azienda, rafforzando la posizione che abbiamo in nicchie di mercato, alle quali i grandi gruppi della chimica non sono granché interessati. Ora, siamo diventati una piccola multinazionale e questo ci inorgoglisce».
L'obiettivo è quello di arrivare a un fatturato tra gli 80 e i 100 milioni. Una crescita graduale, ma comunque importante, visto che tutto questo si è sviluppato in appena quattro anni, quando Bonomi e l'attuale presidente Attilio Pellero rilevarono la società che, allora, contava 50 dipendenti. Tra turn over e assunzioni, in questo tempo sono entrate una cinquantina di persone sancendo una crescita in un territorio dà poco lavoro ai suoi abitanti. L'attuale proprietà ha lavorato a stretto contatto con le istituzioni locali, pianificando uno sviluppo importante per la zona. Ma ora la dimensione di Scl è diventata ancora più internazionale.
«Negli ultimi anni abbiamo creato una rete di vendita piuttosto capillare - riprende Bonini - puntando su Paesi come Usa, Cina e Germania. La vocazione per la vendita all'estero è sempre stata una prerogativa di questa azienda. Ma ora lo è ancora di più con la prospettiva di crescere ulteriormente nei prossimi anni. Ma è chiaro che siamo lontani dai grandi gruppi mondiali e che non vogliamo neppure provare a metterci in concorrenza con loro. A noi interessa crescere con raziocinio, puntando a mercati poco battuti dalle mutinazionali vere e proprie».
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