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ambiente

Santa Croce, ex Gozzini, al lavoro la task force

di Giacomo Pelfer
Un veduta aerea delle ex Gozzini
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Un veduta aerea delle ex Gozzini

La prima riunione per discutere la messa in sicurezza sarà il 19 gennaio. Il sindaco: «Affrontiamo la questione insieme»

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SANTA CROCE SULL’ARNO. Il 2015 sarà probabilmente l’anno decisivo per il nodo delle ex officine Gozzini di Santa Croce. L’anno delle risposte e delle strategie, per mettere al riparo la salute dei cittadini dai 16mila metri quadri di eternit che ricoprono il vecchio complesso industriale. Risposte che, forse, potranno arrivare già nel mese di gennaio, quando si terrà il primo tavolo di lavoro creato dall’amministrazione comunale. Una sorta di gruppo operativo allargato, chiamato a valutare le possibili soluzioni, alla luce dei risultati dall’indagine condotta sullo stato di salute delle coperture in eternit.

Il tavolo. Ad annunciarne la creazione è stato lo stesso sindaco Giulia Deidda nel consiglio comunale aperto di pochi giorni fa. Una decisione in linea con una richiesta analoga avanzata anche dai Cinque Stelle. «Creare un tavolo di lavoro era già nella mie intenzioni – spiega Deidda – soprattutto dopo l’approvazione all’unanimità, nel consiglio del 30 giugno, dell’ordine del giorno dedicato alle Gozzini, mi sembrava che fossero finalmente caduti certi muri e che ci fossero le condizioni per affrontare la questione tutti insieme». L’appuntamento, quindi, è stato fisato al 19 di gennaio, quando il gruppo di lavoro si riunirà per la prima volta. Al tavolo, oltre al sindaco Deidda, siederanno il responsabile dell’Ufficio ambiente Enrico Mori, l’avvocato del Comune Alberto Benedetti, i capigruppo consiliari, la dottoressa Maria Grazia Petronio dell’Asl 11, la presidente del comitato Ex Gozzini Roberta Marcori, insieme al dottor Agostino Pantani della Ingenia Srl, l’azienda che ha eseguito l’indagine sull’amianto delle Gozzini.

Il dossier. Un’indagine dai risultati abbastanza chiari, che ha individuato la rimozione come unica soluzione “suggerita” dalla normativa per la quasi totalità delle coperture. Applicando, infatti, i criteri fissati dalla delibera regionale n. 102 del ’97, l’indagine ha assegnato un punteggio per ciascuna delle coperture esaminate. Punteggio che in 26 casi su 27 supera abbondantemente la soglia di 55 punti oltre la quale si raccomanda la rimozione.

Come intervenire. Lo stesso dottor Pantani, tuttavia, aveva anche precisato che la normativa non prevede un obbligo e che «l’eventuale rimozione – aveva fatto sapere - deve tener conto del degrado dei materiali, dei fattori di dispersione e della presenza di edifici abitati nell’area contigua al manufatto». Da qui la proposta di un intervento in più fasi, «cercando – aveva scritto - di dare priorità alla rimozione delle coperture più vicine alle abitazioni». Pensare di toglierle tutte, del resto, avrebbe un costo stimato in 226mila euro (Iva esclusa). Sarà questo, quindi, l’argomento centrale dell’incontro del 19 gennaio. Alla luce del dossier, infatti, l’amministrazione comunale ha chiesto alla Ingenia un’ulteriore integrazione. «In pratica – spiega Deidda – abbiamo chiesto al dottor Pantani come dividere il lavoro, per capire quali potrebbero essere gli step d’intervento. Nel frattempo, proprio in questi giorni, abbiamo dovuto superare i problemi con i liquidatori per quanto riguarda la possibilità di accesso all’area: abbiamo dovuto inviare una lettera in cui ci assumiamo tutte le responsabilità».

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