Sicurezza
Il presepe della diversità accende la discussione
Tra le statuine, nelle stanze della Curia, due pastorelli che camminano abbracciati Il creatore: «Ispirato dalle parole del Papa, il resto sono solo strumentalizzazioni»
SAN MINIATO. A scatenare il dibattito sono stati due manichini. Due personaggi vestiti da pastori che camminano insieme, tenendosi sotto braccio. Tra le mani di uno dei due un cartello ispirato alle parole del Papa: «Cerchiamo di superare – si legge – come ha detto Papa Bergoglio, la cultura dello “scarto” con la cultura della solidarietà».
Un invito a cogliere il senso generale del presepe, ma allo stesso tempo anche un richiamo, indiretto, al tema dell’amore omosessuale, pensato come appello ad una società capace di non rifiutare ciò che appare diverso. Nasce da qui la polemica che sta investendo il presepe artistico del sanminiatese Mario Rossi. Un allestimento che ogni anno, attraverso le scene più classiche del presepe, cerca di restituire al visitatore un’occasione di riflessione sui temi dell’attualità. Da qui la scelta, quest’anno, di raccontare la diversità, rappresentata attraverso una molteplicità di simboli: dal contrasto del colore della pelle alla contrapposizione tra ricchezza e povertà, passando attraverso i richiami al dramma dei migranti e ai conflitti di ispirazione religiosa.
L’attenzione, però, si è concentrata sulla coppia di pastori che ormai ha acceso anche la curiosità dei media nazionali attirati dalla notizia di un presepe “gay-friendly” realizzato addirittura in Curia, nella stanze del seminario vescovile. Da qui il “caso”, tra chi ne apprezza il coraggio e chi ci vede una vera e propria profanazione, anche se il suo autore non ci sta, non accetta di passare per un provocatore, e da settimane invita a non “ridurre” la sua natività alla sola questione omosessuale. Ad ogni modo, il presepe di Rossi ha catturato l’attenzione del leghista Filippo La Grassa, commissario provinciale di Pisa, che in una nota ha parlato di «ossessione gender», invitando a «non strumentalizzare il presepe, anche se ormai – ha aggiunto - essere gay o cattocomunista è diventato di moda». Pronta la risposta di Rossi: «Sono orgoglioso – dice – di essere stato definito cattocomunista, perchéè l’ideologia che mi ha accompagnato e permesso di essere a fianco degli oppressi e degli emarginati. E mi fa piacere vedere che questa mia convinzione trova l’appoggio anche del Papa, che sta cercando di riportare la Chiesa ai veri insegnamenti del Vangelo: la solidarietà, il perdono, e il rispetto per tutti».
E spiega: «È stata proprio una frase di Bergoglio (“Gesù non ha scartato nessuno”) che mi ha spinto a lanciare, attraverso il presepe, un messaggio in perfetto stile con il suo pontificato. Il presepe è sacro, simbolo di pace e di speranza, ma proprio per questo quel popolo che adora il bambino è un popolo che non conosce le diversità, che include tutti senza distinzione di razza, sesso o religione. Almeno nel presepe questo può accadere». Mario Rossi parla di una «strumentalizzazione, che interpreta il mio presepe in modo diverso da come è nato, alimentando polemiche. Ho voluto solo lanciare un messaggio di pace e di uguaglianza in linea con i miei principi e i miei valori. Le interpretazioni manipolate non mi appartengono». Prima di giudicare, insomma, Rossi invita a visitare la sua natività: «Perché quei due pastori – aggiunge – possono rappresentare tante cose. Sono un simbolo, un messaggio».
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