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Teatro di Cascina, oggi lo sciopero

Teatro di Cascina, oggi lo sciopero

I lavoratori incrociano le braccia per scongiurare i tagli ai posti

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CASCINA. Le organizzazioni sindacali di Cgil, Cisl e Cobas e l’assemblea dei lavoratori e delle lavoratrici della Fondazione Sipario Toscana/Città del Teatro «a seguito di quanto emerso nella commissione consiliare a Cascina hanno dichiarato lo stato di agitazione del personale a tutela dei posti di lavoro e per scongiurare i tagli salariali». La protesta si concretizzerà con un sciopero indetto per la giornata di oggi, dalle 15 alle 17.

«Con la riforma dei teatri stabili siamo certi che andremo a perdere tanti posti di lavoro - si legge nel comunicato del sindacato - ne siamo certi alla luce del crescente disimpegno operato dagli enti proprietari dei teatri, del resto con la soppressione delle Province e i patti di stabilità imposti agli Enti locali, il supporto ai teatri e alle compagnie stabili è diventato una sorta di lusso che gli amministratori non vogliono più permettersi».

E ancora: «La parabola discendente della fondazione sipariocittà del teatro ex Politeama di Cascina è palese, da teatro di avanguardia con una copiosa produzione di spettacoli (per infanzia e adulti), e una proficua collaborazione con l'università a una struttura fatiscente e senza manutenzione ma soprattutto  con un debito accumulato nel corso degli anni Possibile che Comune di Cascina , Provincia di Pisa, Regione Toscana non abbiano mai preso visione dei bilanci della Fondazione? Chi doveva vigilare perché non lo ha fatto in questi anni? Il cda insediatosi due anni ha ha ereditato uno sbilancio di 500 mila euro che nel frattempo è arrivato a quota 688 mila, quindi gli attuali vertici della Fondazione hanno contribuito  al deficit anche se vorrebbero ergersi a moralizzatori e risparmiatori».

Infine: «Prendiamo atto che in questi 3 anni gli spettacoli e la produzione hanno avuto un notevole incremento, forse cio consentirà a metà 2015 di ricevere fondi e riconoscimenti ministeriali con il riconoscimento come Teatro di rilevante interesse culturale. Per noi resta inaccettabile che si cancellino posti di lavoro e con la motivazione di un debito contratto anche da chi sta ai vertici o collabora con la Fondazione».

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