Toscana
Jobs Act, Poletti contestato al polo tecnologico
Momenti di tensione a Navacchio dove il ministro è intervenuto per un dibattito sulla riforma del lavoro
NAVACCHIO. Sono arrivati alla spicciolata; chi in auto, chi in treno, chi con un furgoncino. Erano circa cento persone. Un corteo eterogeneo, il 19 dicembre, composto dai centri sociali universitari, parte della Cgil, le Rsu della Piaggio, il comparto Fiom. E poi i lavoratori precari della Provincia, i Carc e gli autonomi. Giovani e meno giovani, disoccupati e lavoratori precari, riuniti dal tam tam della rete e ritrovatisi davanti alle porte del polo tecnologico di Navacchio dove il ministro del lavoro Giuliano Poletti interveniva (arrivo previsto alle 21) in un dibattito sul Jobs Act.
Il corteo si è formato alla spicciolata a partire dalle 20.30 in poi.Tanti gli striscioni: “No Jobs Act perché i diritti non restino un desiderio”, “Poletti aggiungi un posto a tavola che c’è un mafioso in più”, “Per i potenti tutele crescenti, per gli operai legnate nei denti”. Messaggi più o meno velati e attacchi diretti verso la manovra varata dal governo Renzi. Imponente anche lo schieramento delle forze dell’ordine che non hanno permesso ai manifestanti di entrare nell’auditorium del polo tecnologico e si sono dispiegati in tenuta antisommossa.
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Attimi di tensione quando il corteo è cresciuto in numero e rafforzato dagli slogan scanditi dai megafoni. In quel momento, gli agenti hanno indossato i caschi blu e verso di loro si è riversata la contestazione dei manifestanti accompagnata dai cori. I manifestanti si sono avvicinati ai poliziotti senza mai però entrarvi in contatto.
Intanto, il ministro del lavoro faceva il suo ingresso da un’accesso secondario del polo tecnologico evitando il contatto con i contestatori. E, man a mano che le persone entravano dentro l’auditorium dalla porta di servizio verso di loro si riversavano gli slogan e gli sfottò di chi da fuori non poteva entrare per esprimere tutto il suo dissenso verso la riforma del lavoro. Tra loro anche Riccardo Antonini, dell’opposizione della Cgil, l’uomo che criticò l’ex numero uno di Ferrovie Moretti e che poi venne licenziato. «Sono qui perché non venga distrutto ciò che i nostri padri hanno ottenuto con tanta fatica» ha detto. Ma anche un giovane dei centri sociali Pisani: «Ci avete tolto la dignità - ha urlato verso la porta del polo tecnologico - non abbiamo più un futuro con questa riforma. Saremo dei precari a vita costretti a restare in casa con i nostri genitori».
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In quegli istanti, all’interno del polo tecnologico, tra applausi e neanche una sedia libera, il dibattito continuava e il ministro dichiarava che «le contestazioni fanno parte del gioco democratico. Basta che avvengano nel rispetto reciproco». Nella stessa serata, Giuliano Poletti ha incontrato una delegazione di lavoratori della Provincia ai quali ha riferito di aver parlato in serata con il ministro Marianna Madia e ha assicurato che neanche un lavoratore delle province perderà il posto di lavoro. Al dibattito sul Jobs Act erano presenti il segretario regionale Pd Dario Parrini, il segretario provinciale Francesco Nocchi e il sindaco di Cascina Alessio Antonelli.
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