Il Tirreno

Pontedera

I mercati frenano: «Sarà un 2015 difficile per le nostre aziende»

di Giacomo Pelfer
I mercati frenano: «Sarà un 2015 difficile per le nostre aziende»

I conciatori si ritrovano nella classica cena prima del Natale Donati: «Ci aspetta un anno difficile. Dobbiamo reinventarci»

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SANTA CROCE. «I nuovi ricchi hanno smesso di spendere». Il mercato del lusso segna una frenata, anche nei paesi in via di sviluppo, e l’orizzonte 2015 per le concerie del distretto appare più che mai nero. «E forse “nero” è dire poco». Parola del presidente dell’Associazione conciatori Franco Donati che martedì sera, nella tradizionale cena natalizia, ha tracciato un quadro dalle tinte più scure del solito sul nuovo anno che verrà, senza far mancare, tuttavia, il tradizionale ottimismo di chi le sfide è abituato a vincerle: «Perché nel comprensorio – ha aggiunto – abbiamo sempre saputo reinventarci».

Alla fine, insomma, un messaggio in chiaro scuro, in una serata che non ha tradito la consuetudine di un evento da sempre elegante e raffinato. Luci soffuse, tovaglioli di raso e catering dal servizio impeccabile. Unica nota stonata le recenti divergenze tra le due associazioni che quest’anno hanno portato ad una doppia cena di auguri, una per ciascuna delle due sponde del distretto. Martedì era il turno di Santa Croce anche se i colleghi di Ponte a Egola si contavano in massa, in un clima generale di cordialità e sorrisi.

Il presidente Donati, quindi, ha voluto precisare che «non esiste alcuna divisione tra la riva destra e la riva sinistra del comprensorio». Salvo aggiungere, subito dopo, che «la nostra porta è sempre aperta». Alla fine, comunque, una bella serata per tutti, restituita un po’ alla storia del distretto attraverso quello che dovrebbe essere il “monumento” al mondo della conceria e ai suoi artefici: quel Museo del Cuoio che da anni attende una destinazione certa, scelto per la prima volta (e non a caso) come location inedita e suggestiva per salutare il 2014. Per una sera, le centinaia di invitati hanno affollato le stanze della vecchia conceria restaurata, fra le luci colorate e le tavolate imbandite del buffet, portando lusso ed eleganza lì dove un tempo si respiravano lavoro e sudore.

«Un anno fa – ha ricordato Donati – c’eravamo lasciati parlando di un settore a macchia di leopardo. Ebbene, la situazione è andata rafforzandosi: chi era stabile adesso lo è ancora di più, mentre chi è debole continua a trovare maggiori difficoltà». Ma il 2015, secondo tutti gli indicatori, sembra destinato a stravolgere ancora un volta gli orizzonti del settore, che a detta di Donati rischia di subire la frenata di quei nuovi mercati che negli ultimi anni avevano alimentato l’export: «Dai segnali negativi della Russi agli Stati Uniti, dove ancora il settore moda stenta a ripartire, passando per i paesi Brics, che sembravano il nostro futuro – ha detto Donati - e che invece adesso non comprano più niente. I nuovi ricchi preferiscono non spendere. Una ricerca di Unic ci dice che anche le griffe stanno entrando in crisi perché i fruitori del lusso diminuiscono. Nel 2015 sarà dura riuscire a mantenere i livelli di produzione degli ultimi anni». Tuttavia, ha concluso Donati, «non dobbiamo perderci d’animo: nel corso della nostra storia tanti clienti sono spariti e ogni volta siamo sempre riusciti a trovare nuovi mercati».

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