Il dolore
L’outlet è naufragato il Comune non s’arrende
Gli spazi commerciali erano già stati venduti, in fumo seicento posti di lavoro Iter burocratici e permessi a costruire pronti e lasciati in un cassetto da 4 anni
CREPINA LORENZANA. Seicento posti di lavoro e il 20% in più rispetto alla totalità di spazi commerciali venduti ancora prima di cominciare i lavori. Che in realtà non sono mai cominciati e difficilmente lo faranno, a meno di miracoli. È la storia dell'outlet di Lavoria, i cui permessi a costruire sono pronti dal 2010, ma che nessuno ha mai ritirato, visto che le varie cordate d'imprenditori che si sono via via avvicinate all'operazione sono sparite. Per realizzare i 27mila metri quadrati di superficie coperta, al costo di 55 milioni di euro complessivi, era stata creata anche una società ad hoc, la Crespina investimenti che, ovviamente, non esiste più. Un 'occasione mancata per un territorio che, a distanza di quattro anni, avrebbe avuto un gran bisogno di posti di lavoro e di una struttura in grado di attirare visitatori e clienti da varie parti d'Italia. Il Comune (allora era solo quello di Crespina che poi si è fuso con Lorenzana) aveva sbrigato le pratiche in pochissimi mesi. Promos, una delle due società in Italia che si occupa di gestire i negozi all'interno degli outlet) aveva venduto il 120% degli spazi a disposizione. Era stata fissata addirittura la data per la firma dal notaio per l'acquisizione dei terreni, ma a pochi giorni dall'appuntamento, uno dei partner del progetto, la banca austriaca Raiffeisen, si è sfilato senza una vera spiegazione. A poco tempo di distanza da questo improvviso dietrofront, un altro degli imprenditori coinvolti è rimasto impelagato nella melma del Monte dei Paschi di Siena, facendo definitivamente affondare l'outlet dei sogni. Oggi, di quel progetto resta solo l'incubo di lavori mai partiti e di contratti di lavoro mai firmati.
«In quella vicenda c'è stata anche un'azione da parte della Confesercenti che a guardarla adesso m'intristisce ancora di più - spiega il sindaco di Crespina Lorenzana, Thomas D'Addona che all'epoca guidava l'amministrazione crespinese - Fu presentato anche un ricorso al Consiglio di Stato contro l'outlet che venne poi considerato inammissibile e rigettato. Avevano paura che facesse chiudere i negozi della zona, mentre ogni studio di settore indica che outlet e negozi di vicinato hanno mercati differenti e che gli outlet, malgrado la crisi, continuano a crescere di anno in anno. Alla fine il progetto si è arenato, ma i negozi hanno chiuso lo stesso perdendo numerosi posti di lavoro. Per la provincia di Pisa, ma anche per le zone limitrofe poteva essere una bella opportunità di sviluppo e crescita. E invece non se n'è fatto di niente».
Andreas Quirici
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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