Il dolore
Ercole cerca un erede: è il calzolaio che fece le scarpe ad Agnelli
Al desco da 47 anni, ora sogna (ma non troppo) la pensione e intanto dispensa aneddoti e racconti della città del passato
PONTEDERA. Lo sguardo finisce subito sulla penna e sul taccuino. Facce incuriosite, sguardo interrogativo. «State tranquilli, sono venuti a intervistarmi». «A intervistare te? Che hai combinato?». In 5 persone lo spazio è già ridotto al minimo. E dopo qualche attimo di esitazione le 2 sedie rivestite con vecchi cuscini restano libere. «Vi lasciamo soli. Ercole, si torna dopo». I 2 amici si allontanano, ma per l’intera durata della chiacchierata in tanti si alterneranno sulla porta, senza entrare. «Voi pensate che sia facile lavorare. Ma con tutti quelli che vengono a trovarmi è quasi un’impresa».
Sarà, ma da 47 anni Ercole Gronchi, tra una chiacchiera e l’altra, incolla, cuce e lucida calzature in questi pochi metri quadrati tempestati di oggetti da lavoro, foto della Juventus e del Pontedera calcio e qualche calendario non proprio casto, diciamo. A 80 anni Ercole è una forza della natura. Pesca dal cassetto dei ricordi con una lucidità disarmante. E in mezzo ai volti di Baggio e Del Piero spunta l’attestato che certifica la nomina di Cavaliere della Repubblica. «Il Presidente era Carlo Azeglio Ciampi. Che soddisfazione, non lo scorderò mai». In pieno centro città, a due passi dal palazzo comunale, Ercole ha aperto la saracinesca per la prima volta nel 1967.
In precedenza dietro a quel bancone di legno segnato dal tempo lavorava suo padre. In totale fanno 87 anni senza sosta nel cuore del commercio pontederese. Ora però il conto rischia di stopparsi alle porte dei 90 anni di attività. «Mi dispiacerebbe chiudere definitivamente, preferirei lasciare a qualcun altro. Chiunque sia interessato si faccia avanti». Percepire lo scorrere del tempo qui dentro è impresa impossibile. Un po’ per le storie che escono fuori dalla bocca di Ercole, ricche di particolari, che hanno effetto quasi ipnotico. Un po’ per l’aria che si respira, che niente ha a che fare con i centri commerciali e lo shopping sfrenato dei tempi attuali.
«Ora ve ne racconto una – riparte Ercole - un giorno entrò in bottega Giovannino Agnelli. Aveva con se un paio di stivali per andare a cavallo. Mi chiese di modificarli eliminando le parti in ferro sulla suola. Allora presi alcune piccole stecche di legno e le inserii: il legno non si sarebbe allentato e il cavallo non sarebbe stato graffiato. Mandò l’autista a ritirarli. Di li a poco me ne arrivarono in continuazione. Aveva parlato bene di me ai suoi amici. Ho lavorato anche per donna Paola Piaggio, che addirittura mi lasciò le sue sigarette. Era asmatica e se le avesse tenute con se ne avrebbe fumate troppe. Ho ancora il pacchetto e l’accendino da qualche parte».
La domanda viene spontanea. Cosa farà Ercole una volta in “pensione”? Non vuole pensarci. Sdrammatizza con una battuta, ostentando sicurezza: «Me ne starò a riposo tutto il giorno. E starò benissimo». L’intervista è finita. Fuori dalla porta d’ingresso gli amici non vedono l’ora di tornare sulle sedie coi vecchi cuscini.
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