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Pontedera

Il fabbro-artista Attilio: opere d’arte dalla sola incudine

Il fabbro-artista Attilio: opere d’arte dalla sola incudine

PONSACCO. L’uomo che parla al ferro. Ed il ferro, puntualmente, gli risponde. Fa tutto quello che lui gli dice, si forgia secondo le sue precise indicazioni, i colpi sferrati a tutta forza sull’incudi...

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PONSACCO. L’uomo che parla al ferro. Ed il ferro, puntualmente, gli risponde. Fa tutto quello che lui gli dice, si forgia secondo le sue precise indicazioni, i colpi sferrati a tutta forza sull’incudine.

Attilio Cartone, 43 anni, risiede in Valdera e da tantissimi anni ha il ferro quale principale compagno di vita. Prima lavorava all’officina Ferretti di Capannoli, ora è un artigiano in proprio ed è tra i pochissimi in Italia a lavorare il ferro a freddo. Lui usa la lamiera alta quattro millimetri, la stessa che la stragrande maggioranza dei fabbri modella in fusione oppure battuta a caldo. Lui, invece, no: la forma esclusivamente a mano e a freddo.

Un artista più che un semplice artigiano o fabbro. E anche lui, finalmente, se ne sta rendendo conto. Da un po’ di tempo a questa parte la sua predilezione è proprio per le opere artistiche, meglio se hanno una forte connotazione religiosa. Nel laboratorio in cui lavora a Ponsacco è visibile, ad esempio, un’enorme bocca dalle grandi labbra da cui esce una lingua appuntita accompagnata da un grosso fallo. Il tutto inseguito da una mano che cerca di riportare indietro la lingua. «È il monumento all’ipocrisia – ci dice Attilio –. La bocca rappresenta la vita terrena, la lingua tutti coloro che parlano e amano parlare a sproposito, la mano è la coscienza che vorrebbe bloccare le maldicenze».

Un’altra impresa è dietro l’angolo. Cartone sta lavorando ad un Cristo alto ben tre metri, in ginocchio a braccia aperte. Come dire: l’umiltà è a disposizione di tutti e abbraccia l’umanità.

Sul ferro che pian piano va ad assemblare il Cristo i riflessi di luce fanno talvolta sobbalzare: sembra di vederci immagini di un Gesù sofferente, della Madonna, del diavolo. «È il ferro che mi risponde – sostiene Attilio –. Il ferro, d’altronde, è una materia viva, un conduttore di calore. E mi gratifica della passione che metto nel lavoro».

Cristiano Marcacci

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