Il Tirreno

Pontedera

«Fate tornare al lavoro il nostro pediatra»

di Sabrina Chiellini
«Fate tornare al lavoro il nostro pediatra»

Oltre 450 firme a sostegno di un’istanza presentata alla Procura della Repubblica in favore del dottor Roberto Rossi

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PONTEDERA. Il comitato dei genitori, nato in difesa di uno dei pediatri indagati per corruzione, il dottor Roberto Rossi di Palaia, ha depositato un’istanza per chiedere la revoca o la riduzione della sospensione della convenzione Asl con lo stesso medico. Un provvedimento scattato dopo l’inchiesta dei carabinieri del Nas di Livorno e della Procura di Pisa che ha portato all’arresto di numerosi pediatri della provincia di Pisa che avrebbero usufruito di viaggi e regali messi a loro disposizione da aziende che vendono latte in polvere. Su questa base l’Asl 5 ha deciso la sospensione dal servizio per sei mesi. I pediatri coinvolti nell’inchiesta possono esercitare la professione in forma privata ma non per conto dell’Azienda. E del resto lo stesso Gip del tribunale di Pisa, quando ha deciso la revoca degli arresti domiciliari nei confronti dei medici, ha applicato nei loro confronti l’interdizione dai pubblici servizi per sei mesi.

«Come comitato abbiamo deciso di presentare questa istanza – spiega la presidente del comitato, Alessandra Lazzeretti di Capannoli – in quanto, in attesa che le indagini facciano il loro corso, pensiamo che il medico possa continuare a svolgere il suo lavoro. L’istanza è stata firmata da 450 persone, anche se un numero maggiore di cittadini sostiene il nostro comitato».

Il documento, depositato in Comune a Capannoli, è indirizzato al Gip del tribunale di Pisa, Guido Bufardeci, al direttore generale dell’Asl 5, Rocco Damone, e al presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi.

«Noi pensiamo che dopo questa vicenda ci sia stata una violazione dell'articolo 32 della Costituzione che promuove la tutela della salute di ogni cittadino, cosa che in questo periodo non è accaduta. Di fatto – continua Lazzeretti – le decisioni prese nei confronti dei pediatri sono andati a ledere i diritti dei bambini, i quali non hanno ricevuto cure adeguate».

La mamma fa alcuni esempi pratici di episodi avvenuti in queste settimane, da quando, scoppiato lo scandalo del latte in polvere, i pediatri che sostituiscono i colleghi sospesi si sono avvicendati nell’ambulatorio del dottor Rossi.

«Oltre ad essere stati negati i vaccini anti-influenzali o alcuni certificati da inviare all'Inps, si è persa quella continuità delle cure, adeguate al soggetto, che solo un controllo fatto dallo stesso medico di base, nel tempo, può dare», continua Lazzeretti.

Nell’istanza, oltre a fare presente che l’inchiesta non riguarda la professionalità degli indagati, si sostiene anche che c’è stata una «discriminazione fra cittadini della stessa regione, in quanto soggetti, ai quali sono stati contestati gli stessi capi d accusa, sono stati trattati dalle varie Asl in modi diversi, sempre a scapito della salute dei bambini».

I genitori attendono ora una risposta alle loro istanze. E aspettano che sia «revocata o ridotta la sospensione dall'attività medica del dottor Roberto Rossi, in modo che possa tornare al più presto nel suo ambulatorio. Una professione come quella dei pediatri si basa sulla fiducia nel medico stesso, nella continuità della prestazione, princìpi ancora più importanti e più forti quando si parla di bambini, che in questa situazione sono quelli che vengono lesi maggiormente», conclude l’istanza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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