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I 40 anni dello Shalom ambasciatore della pace nel mondo

I 40 anni dello Shalom ambasciatore della pace nel mondo

SAN MINIATO. Son passati 40 anni da quando un giovane sacerdote, don Andrea Cristiani, ha dato vita al sogno che portava nel cuore da tempo: riunire dei volontari che lottassero con lui per costruire...

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SAN MINIATO. Son passati 40 anni da quando un giovane sacerdote, don Andrea Cristiani, ha dato vita al sogno che portava nel cuore da tempo: riunire dei volontari che lottassero con lui per costruire un mondo migliore. Quel lontano '74 segnò l'inizio del Movimento Shalom, la onlus divenuta un punto di riferimento importante a livello internazionale per la diffusione di una cultura di pace, tolleranza e solidarietà verso gli ultimi della Terra.

Tale concetto si concretizzò nel 1987 con la prima missione umanitaria, fino alla diffusione del movimento in oltre venti paesi del terzo mondo, anche attraverso il progetto di adozioni a distanza. Per festeggiare la ricorrenza si è tenuto un incontro dal titolo "Terza guerra mondiale?" introdotto dallo stesso don Andrea, tra l’altro reduce dal quarantesimo anniversario di sacerdozio. «La violenza è deprecabile e non è mai la soluzione a nessun conflitto - dice - Affinché ci possa essere un mondo più egualitario dobbiamo impegnarci in prima persona contro l’oppurtinismo, la diffidenza e la corruzione. La nostra realtà ha saputo distinguersi per aver recuperato la purezza del volontariato, grazie alla partecipazione di persone comuni non remunerate ma mosse solo dalla voglia di aiutare il prossimo e portare un messaggio di speranza». Anche quello di ieri, dunque, è stato un incontro molto impegnativo alleggerito, però, da una scenografia di grande impatto simbolico: il PalaShalom in piazza Alighieri è stato allestito con tanti piccoli alberi di Natale colorati, creati dai bambini delle scuole elementari locali. «Ogni albero è decorato in modo diverso, ma tutti fanno trapelare un comune desiderio di pace - dice il giornalista della Stampa Sandro Cappelletto - Eventi come questo danno il senso della vita, facendoci capire che dobbiamo e possiamo ancora avere le energie e la speranza per cambiare le cose». Il giornalista ha partecipato anche in rappresentanza del collega Domenico Quirico, rapito in Siria alcuni mesi fa e attualmente in Libia.

Preziosa anche la testimonianza di Gianni Lusena, console della Colombia. «Il fondamentalismo deve cessare di esistere, tutte le religioni devono convivere pacificamente - dice - Provengo da una famiglia ebrea, rimasta vittima dell’olocausto; nonostante ciò, mi è stato tramandato il principio di non odiare chi ci ha fatto del male, pur non dimenticandolo».

L'incontro si è concluso con un volo di colombe, simbolo del movimento, ed un corteo di bambini che hanno lasciato palloncini in volo.

Serena Di Paola

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