Gioco
"Porta il Natale a Toiano", il borgo fantasma da salvare
Iniziativa lanciata su Facebook: le prime palle di vetro sono già arrivate
TOIANO. Rosita e Rosalia sono le sentinelle: una giovane restauratrice e una volitiva aiuto cuoca di 56 anni. Caterina è la piccola vedetta (toscana) che da lontano controlla tutto. Tre donne intorno a Toiano stanno. E si sbattono per far rinascere un borgo a cui manca una cosa sola: essere nel Chianti (o in val d’Orcia o in Maremma). Purtroppo siamo solo nelle Colline inferiori pisane, a mezz’ora di macchina da Pontedera, e allora si langue. Almeno fino a ieri. Perché Caterina Mascagni ha lanciato su Facebook l’iniziativa «Portiamo il Natale a Toiano».
Di fatto chiede di portare una pallina di vetro colorata fino a questo borgo medievale a due passi da Palaia e Forcoli. L’iniziativa funziona. Salendo in paese si contano almeno 30 palline, più alcuni festoni argentati. E’ tutto appoggiato o appeso alle transenne che bloccano zone pericolanti del paese, ma tant’è.
Ieri mattina sono salite in paese anche due ragazze, Bianca e Anita, e hanno lasciato una pallina bianca con il loro nome e la data, proprio davanti la chiesa parrocchiale. San Michele è chiusa da anni, ma Rosita Vaglini, 36 anni, professione restauratrice, ricorda che «Una decina di anni fa, coi miei genitori ho assistito alla messa di Natale. E c’era tanta gente».
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Rosita ha ristrutturato casa e qua vive benissimo. Rosalia è più ruspante, non ama questa iniziativa delle palle di Natale. Ci dice e scherzosamente minaccia che non vuole il nome sul giornale. Teme che la tranquillità del paese sia sconvoltada un eccesso di notorietà. La sua tranquillità è difesa da un cagnone incrociato fra un doberman ed un rotweiller. Roba grossa. «Ma ne ho un altro, di taglia minore. Ed il vero cattivo è proprio lui, il più piccolo ». Fa la brontolona, ma è una bravissima donna.
Toiano è un luogo unico, sospeso fra i calanchi di Palaia. Intorno panorami mozzafiato. Dal borgo si vede il profilo altero di Volterra e a meno di 30 km c’è San Gimignano. In due, questi centri, fanno 4 milioni di presenze l’anno, ma pochi passano da Toiano. A due passi c’è Forcoli, una delle capitali del tartufo, con tanto di museo aperto dalla famiglia Savini.
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«Ho saputo in queste ore che l’assessore alla cultura di Palaia mi ha cercato per vedere cosa fare per il paese» rivela Caterina. Sei anni fa ha lasciato Toiano, ma il suo cuore è rimasto attaccato ai ruderi. «Ho dovuto scendere a valle perché la casa era senza acqua e senza riscaldamento. L’inverno era troppo duro con la sola stufa a legno, ma voglio tornarci. Intanto mi batto perchè il paese non muoia».
Qui si è vissuto per troppi anni di industria. Dalla Piaggio alle pelli, dalle scarpe ai mobili. Si fuggiva, negli anni Cinquanta, come lepri dalla mezzadria: dai soprusi dei capibastone, dei caporali e dei fattori. E anche dalle loro violenze verso le donne giovani e povere(poi parleremo di un femminicidio d’antan avvenuto qui).
Il paese è collegato alla strada da un ponticello, chiuso per pericolo di crolli. «Se perdiamo questo _ racconta Rosita _il paese è finito per sempre. E’ venuto anche un ingegnere per un sopralluogo. Ma a quando ha presentato una bozza di preventivo, intorno agli 80mila euro, sono tutti scappati». Intanto la passerella di pietra è stata chiusa. Si temeva che le vibrazioni delle auto accellerassero i crolli.
L'INIZIATIVA Paesi-fantasma: voi dove vorreste riportare il Natale?
Toiano è veramente tutto in una strada. Da una parte le case ancora abitabili (il terzo uomo del paese è il figlio di Rosalia) dall’altra i resti di abitazioni, comprati da un imprenditore del Nord per ristrutturarle ma rimaste allo stato di rudere. In mezzo al paese c’è anche un pisciatoio pubblico, di quelli a conca, in cemento, come usavano negli anni Cinquanta. Con tutti i campi che ci sono...Ma in quegli anni il vespasiano comunale era simbolo di civiltà. «Volevano portarsi via anche quello» racconta Rosita.
La chiesa ha visto sparire tutto, compresi i bassorilievi. Ricorda Rosita che è rimasto giusto l’altare perchè «impossibile da trasportare. Ma non tutti vengono su per portare via qualcosa. Tanti ragazzi vengono su per provare i brividi di un fantasma, legato ad una leggenda, molto conosciuta in zona. «Mi chiedono dov’è il fantasma di Elvira?» racconta Rosalia.
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Una storia vera, terribile e tanto attuale. Elvira Orlandini è una bellissima ragazza del paese. Bella e formosa. Nel 1947 ha 22 anni, fidanzata con Ugo Ancillotti, contadino. Sono tempi terribili quegli anni del primo Dopoguerra. Una brutta mattina, il 5 giugno festa del Corpus Domini, Elvira viene trovata morta nel bosco, a poche decine di metri dalla carrabile che attraverso i calanchi porta a Palaia. E’ stata sgozzata, quasi decapitata. Il paese si preparava alla processione, è sotto choc. I sospetti dei carabinieri si appuntano tutti su Ugo il fidanzato. Che si fa anche due anni di carcere, ma alla fine la sentenza lo farà uscire pulito. Un processo che deve essere spostato da Pisa alla corte di Assise di Firenze, tanta è la morbosa curiosità della gente.Ugo è morto giusto lo scorso anno a 91 anni suonati. Se aveva segreti, se li è portati con sé. Intanto un cippo a bordo strada, ancora oggi frequentato, ricorda quel fattaccio di sangue e sicuramente di gelosia.
«Qualcuno ancora parla di un omicida che non poteva essere Ugo, ma il figlio di qualche possidente della zona, un insospettabile _ raccontano a Palaia _ di sicuro la leggenda dice che il fantasma di Elvira continuerà ad aleggiare su Toiano fino a che non verrà trovato il suo carnefice». Un fantasma cercato, inutilmente, anchedai blockbuster venuti da Roma con sofisticati strumenti. La notte, dice la leggenda, si sentono i gemiti della bella Elvira. In realtà è il vento che soffia fra porte e pietre.
Queste leggende non hanno spaventato il ricco industriale russo che una decina di anni fa ha comprato villa San Michele. Una magione da sballo e 550 ettari di terreno che comprendono anche Toiano. Tanto bosco ricco di selvaggina, a partire dai cinghiali. L’ha ristrutturata e ribattezzata Villa Lena in onore della figlia. E’ un agriturismo di lusso. Ci sono anche 3 piscine, ma è bandita la tv dalle camere. E’ isolata, ma in 3/4 d’ora ci si arriva dal Galilei di Pisa. Ci vanno turisti in cerca della pace ma anche di incontri importanti. Alcune camere sono riservate agli artisti. In villa vive Jay «One» Ramier, artista della Guadalupa ribattezzato _ veramente! _ The Black Picasso. Grande grafittaro della prima ora lavora fra Londra, Parigi e Berlino. Una sorta di Eden, questa villa Lena scoperto pochi giorni fa anche dal quotidiano francese Le Figaro.
Con tutto questo ben di Dio, il borgo medievale muore. Ma Caterina non demorde:«Porta il Natale a Toiano per noi è solo l’inizio».
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