Italia
Per l’Imu sui terreni in arrivo il rinvio Slittamento a giugno
Il governo prende tempo per individuare criteri più solidi con cui distinguere chi dovrà pagare da chi sarà esentato
VOLTERRA. La questione aveva sollevato l’ira degli agricoltori, delle associazioni di categoria e anche del sindaco del Comune di Volterra, Marco Buselli. Ed invece, una volta tanto, arriva una buona notizia. L'Imu sui terreni ex montani si avvia verso una proroga a giugno e il governo Renzi punta a sfruttare questo tempo per individuare criteri un po' più solidi con cui distinguere chi dovrà pagare da chi invece manterrà l'esenzione. Lo strumento tecnico per far slittare la scadenza, decreto legge da far confluire nella manovra o emendamento alla stessa legge di stabilità, sarà scelto a breve, ma la decisione politica è stata presa. Nulla cambia, invece, per i terreni che già pagavano l'Imu con le vecchie regole.
La rivolta corale contro il decreto retroattivo spuntato in questi giorni, che ha coinvolto associazioni dell'agricoltura, professionisti e amministratori locali, sta dunque per ottenere un primo risultato. Il rinvio sarà accompagnato da una forma di “accertamento convenzionale” dell'entrata, perché i 350 milioni che i proprietari non più esenti avrebbero dovuto pagare sono già stati spesi nel mosaico delle coperture al bonus da 80 euro e a dicembre i conti dei Comuni non possono più essere corretti. A spingere definitivamente il governo verso la proroga sono stati anche i pesanti smottamenti politici che l'apparizione del decreto aveva prodotto nella stessa maggioranza.
Proprio mercoledì scorso 100 deputati del Pd hanno firmato la lettera promossa dai loro colleghi Enrico Borghi, Massimo Fiorio e Walter Verini per chiedere a Renzi e Padoan di spostare la scadenza. E anche nell'Ncd c'era aria di battaglia, come annunciato per esempio da Nunzia De Girolamo, ministro delle Politiche agricole nel governo Letta e oggi presidente dei deputati alfaniani.
Il rinvio della scadenza, che con tutta probabilità sarà spostata a giugno del 2015 in concomitanza con l'acconto della futura “tassa locale”, è però solo la prima mossa, perché anche i criteri utilizzati per individuare i nuovi contribuenti hanno bisogno di una revisione decisa se non vogliono andare incontro a un sicuro contenzioso. Per definire la geografia dei pagamenti, infatti, il decreto ha diviso i Comuni in tre fasce, sulla base dell' “altitudine al centro”, misurata cioè nel punto in cui si trova il municipio: l'esenzione totale sarebbe stata limitata ai Comuni con altitudine superiore a 600 metri, mentre fra 281 e 600 metri l'Imu avrebbe evitato solo i terreni posseduti da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali e nei Comuni fino a 280 metri avrebbe invece coinvolto tutti. I terreni, però, in genere non si trovano nella piazza centrale e un criterio così puntuale avrebbe finito per ignorare la geografia dei tanti Comuni, per esempio alle Cinque Terre o in Costiera Amalfitana, nel Monferrato oppure in Umbria, hanno il centro abitato a un'altitudine inferiore rispetto ad ampie aree del territorio. Il problema nasce dal fatto che la “riforma” dell'Imu agricola è partita dalla coda, cioè dall'esigenza di trovare in qualche modo i 350 milioni già scritti nel decreto sul bonus Irpef. L'amministrazione, a quanto risulta, aveva tentato qualche strada alternativa, considerando per esempio la media fra il terreno più alto e quello più basso oppure un'altitudine indicativa calcolata sull'ampia maggioranza (l'80%) del territorio comunale, ma secondo i calcoli un sistema di questo tipo non sarebbe riuscito a raggranellare più di 300 milioni. I mesi aggiuntivi che il governo sta per darsi, quindi, potrebbero servire anche per trovare in qualche altro modo i 50 milioni mancanti.
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