Il Tirreno

Pontedera

«Costretta ad abortire dopo le violenze»

Giovane madre di un bimbo querela un pensionato di 77 anni. Agli atti una scottante registrazione

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PISA. «Mi ha violentata due volte, anche con la minaccia di una pistola. Sono rimasta incinta e ho dovuto abortire. Ora deve pagare per quello che ha fatto». Il racconto di una giovane di 22 anni, di etnia rom, madre di un bimbo, è scritto nero su bianco nella querela depositata in Procura contro un pensionato di 77 anni. La giovane si è affidata all’avvocato Carlo Lombardi che ha presentato la querela riservandosi di consegnare agli investigatori la registrazione fatta con un cellulare di un colloquio tra la 22enne e il pensionato.

L’audio registrato. In questa conversazione, stando all’accusa della parte offesa, l’anziano ammetterebbe i rapporti sessuali e si sentirebbe anche la figlia dell’uomo scusarsi «per il comportamento del padre e assicurare che sarà la famiglia stessa ad impedirgli di proseguire nel suo comportamento».

I due incontri. Gli episodi segnalati alla Procura sono due. Il primo sarebbe avvenuto a fine agosto quando la giovane, residente con la famiglia di origine in una roulotte alla periferia della città, si sarebbe recata in un campo per fare i suoi bisogni. Il terreno confinante appartiene al pensionato che, vedendola mezza nuda, l’avrebbe afferrata per i capelli portandola in un capanno dove si sarebbe consumato un rapporto completo contro la volontà della giovane. Il pensionato «invitava la persona offesa a non raccontare quanto successo, minacciandola, in caso contrario, di successive ritorsioni ai danni dei familiari in particolare al figlio minore», si legge nella querela. Dopo un mese circa viene denunciato il secondo episodio. In quel caso la giovane stava gettando l’immondizia quando sarebbe stata avvicinata di nuovo dal pensionato e trascinata nel solito capanno e violentata sotto la minaccia di una pistola. Si arriva al 18 ottobre e nei pressi di un supermercato l’anziano incontra la 22enne proponendole un altro rapporto per il giorno successivo. Lei rifiuta e lo informa di essere incinta. Un test preso in farmacia conferma la gravidanza e il pensionato «la invita ad attivare quanto prima la procedura di interruzione volontaria della gravidanza, minacciandola, in caso contrario di gravi conseguenze per la propria integrità fisica e per quella dei parenti».

L’aborto. Il 20 ottobre è l’anziano che accompagna la 22enne all’ospedale Lotti di Pontedera. L’intervento viene fissato per il 23. Nel frattempo, il padre della giovane viene messo a conoscenza dalla figlia dello stato interessante, la cui responsabilità viene attribuita a un amico. Del pensionato non fa cenno. Si arriva al 24 ottobre quando il querelato, dopo avergli dato un appuntamento in un bar, confessa al padre della ragazza «di essere innamorato informandolo dell’aborto», è un passo della querela. Scoppia una lite che anticipa un incontro chiarificatore.

«Lasciami in pace». Il 26 ottobre la giovane con un amico va a casa del pensionato e con un cellulare registra la conversazione. Chiede di essere lasciata in pace e anche la figlia dell’anziano, secondo la querela, le dà ragione. Ma il faccia a faccia non porta risultati. Anzi, il pensionato continua a seguirla e a minacciarla. In un’occasione si arriva pure allo scontro fisico. Il padre della 22enne tra qualche giorno dovrà lasciare l’appezzamento di terreno confiscato dal Comune per abusi edilizi. «Quel terreno era mio, l’avevo comprato – spiega –. Per anni non si sono fatti vivi. Perché mi cacciano proprio ora dopo la querela? Ho tre figli sordomuti e non so dove andare».

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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