Il Tirreno

Pontedera

Per la morte di Mara rinviato a giudizio il marito: è omicidio

di Sabrina Chiellini
Per la morte di Mara rinviato a giudizio il marito: è omicidio

L’uomo sostiene che quella notte la donna era scivolata e aveva sbattuto la testa ma il cadavere era stato trascinato

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CAPANNOLI. Mara Catani Nieri, 42 anni, trovata morta nel cortile di casa il 26 aprile 2013, non è stata uccisa da un malore e questo ormai è un dato acquisito, emerso con chiarezza dalle lunghe indagini. Tutte da chiarire le responsabilità di quanto avvenuto nelle ore precedenti la tragedia. Il marito della donna, ieri mattina in tribunale a Pisa, è stato rinviato a giudizio con l’accusa di omicidio preterintenzionale. Era lui, Alfredo Di Giovannantonio, 39 anni, di Zambra, oltre al figlioletto della coppia, l’unico in casa quella notte. E le versioni fornite dal camionista in questi mesi, cioè da quando è stato indagato in stato di libertà, sono state diverse e contrastanti tra loro. La data di inizio del processo, davanti alla corte d’Assise, non è ancora stata fissata in quanto è prima necessario un passaggio tecnico, richiesto dal pubblico ministero Giovanni Porpora e che riguarda la trascrizione delle intercettazioni telefoniche e ambientali. Il 15 gennaio sarà affidato l’incarico per questo lavoro ad un consulente e successivamente potrà cominciare il dibattimento, necessario a fare luce su quanto avvenuto nella casa dove la coppia abitava a Capannoli. Il Giudice dell’udienza preliminare Guido Bufardeci ha disposto il rinvio a giudizio del marito della vittima come chiesto dal pubblico ministero. La difesa dell’imputato, gli avvocati Isabella Mattonai e Giuseppe Carvelli, chiedendo una sentenza di non luogo a precedere, ha sostenuto la tesi dell’incidente. Mara era scivolata e aveva sbattuto la testa mentre il marito la stava accompagnando alla macchina, questa la ricostruzione, secondo l’accusato il quale, più volte interrogato durante le indagini, ha riferito che gli capitava spesso di vederla in uno stato di confusione. «Non si può credere alla storia dell’incidente – è la posizione dell’avvocato Rolando Rossi che rappresenta le parti civili – oppure a un malore. Devono essere chiarite molte cose, la vittima aveva il setto nasale rotto, sono state trovate macroscopiche abrasioni sulla schiena della vittima, tali da ritenere verosimile un trascinamento del corpo, segni di lesioni alla bocca e alla mandibola, oltre al timpano sfondato: segni incompatibili con una caduta accidentale, così come riportato anche dal medico legale». Quella notte la coppia, al rientro da una cena a Calci, probabilmente aveva litigato. Tra i due c’era stata una colluttazione e Mara ci ha rimesso la vita. Quando, la mattina del 26 aprile, venne trovato, il cadavere il marito, che ieri dopo l’udienza preliminare non ha voluto commentare in alcun modo la vicenda, raccontò ai soccorritori di non sapersi dare una spiegazione di come la donna era finita nel cortile. All’udienza preliminare hanno assistito Carla Mattolini, madre della donna trovata morta nel vicolo Marinari, il padre e il fratello della vittima, che si sono costituiti parte civile. «È una giusta decisione quella presa stamani (ieri per chi legge, ndr) – è stato il commento dell’avvocato Rossi – per approfondire in sede di dibattimento una questione rimasta tragicamente in una sorta di purgatorio per quasi due anni». Anche i familiari della vittima, che abitano a Calcinaia e Lucca, sono tornati a chiedere giustizia. In questi mesi loro si sono tenuti lontani dai riflettori e dalla telecamere ma continuano a chiedere giustizia per Mara. «Spero che sia fatta giustizia – dice la madre della vittima – e soprattutto che si possa arrivare alla verità e una sentenza in tempi rapidi». Dalla morte di Mara i nonni possono avere sporadici rapporti con il nipote, rimasto in affidamento al padre anche se accusato di avere ucciso la mamma del bimbo. Il tribunale dei minorenni non è stato attivato e, a quanto pare, non ci sono state segnalazioni in questo senso da parte dell’autorità giudiziaria. Impossibile per i familiari dimenticare la mattina della tragedia. «Quando sono arrivata a Capannoli – ci aveva racconto Carla Mattolini confidando i suoi timori – mia figlia era coperta da un telo bianco. Dopo tante insistenze sono riuscita a vederla: aveva i jeans abbassati e una sola scarpa. L’altra era buttata a qualche metro di distanza dal corpo. Mi resi subito conto che c’era qualcosa di strano. Poi dopo l’autopsia e le indagini dei carabinieri i nostri dubbi sono aumentati». Più volte i carabinieri hanno sollecitato la Procura a richiedere una misura restrittiva della libertà nei confronti dell’unico accusato della morte di Mara.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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