Finanza
Folgorato al laghetto, chiesto il processo
Il pubblico ministero ha indicato come responsabili il presidente della società sportiva e i gestori
PONTEDERA. Sono concluse le indagini per fare luce sulle responsabilità nella morte di Giorgio Donati, di Palaia, 50 anni, di Palaia, rimasto ucciso dalle scariche elettriche, il pomeriggio del 14 agosto 2014, dopo che la sua canna in carbonio aveva urtato contro i cavi dell’alta tensione di un impianto Enel ai laghi Braccini. La Procura inizialmente aveva richiesto l’autopsia e disposto, affidandoli ai carabinieri di Pontedera, una serie di accertamenti sull’impianto sportivo di proprietà dell’amministrazione comunale e dato in gestione ad un’associazione sportiva. Così come erano stati compiute indagini sul traliccio per verificarne l’altezza e la distanza dall’acqua.
I carabinieri sembrava che avessero individuato responsabilità a vari livelli per la mancata sicurezza dell’impianto. Quella che riguarda il Comune e chi ha firmato la convenzione per la gestione affidata a privati dei laghi Braccini. Quella della società a cui sono stati affidati i laghi Braccini e, infine, quella di chi ha avuto a sua volta la gestione del lago più piccolo, l’associazione Lago Nemo di San Miniato.
Alla fine delle indagini il pubblico ministero Paola Rizzo ha chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di omicidio colposo per Massimo Fiore, della società sportiva Lago Nemo e per Daniele Bini, responsabile della società che in gestione i laghi Braccini dove è stato aperto lo stabilimento con ristorante Amalia.
Il contratto sottoscritto dal Comune di Pontedera e l’associazione temporanea di impresa, costituita da Film caffè srl ed Entomox srl relativamente alla gestione dei laghi Braccini, che ora si trova a rispondere per l’incidente avvenuto nel laghetto, ha alcune lacune che però devono essersi rivelate poco influenti ai fini dell’accertamento delle responsabilità penali. Fra le clausole del contratto non si parla di zone a rischio o da recintare per evitare tragedie come quella capitata al pescatore di Palaia. E nella cartografia non sono segnalate aree pericolose.
Fino a poco tempo fa i familiari della vittima non avevano ancora ricevuto una proposta di risarcimento danni da parte della compagnia assicurativa a cui si sono affidati sia la società di gestione degli impianti che quella sportiva.©RIPRODUZIONE RISERVATA
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