La manifestazione
La scarpa non fa export e l’occupazione è a rischio
Impressiona il -28,9% di esportazioni del calzaturiero per la Camera di Commercio Allarme di Cgil: «Più sinergia con la concia o aziende e posti di lavoro spariranno»
CASTELFRANCO DI SOTTO. Certi numeri non possono passare inosservati in un’economia sempre più appesa a speranze che tardano a concretizzarsi. E che preoccupano notevolmente sotto l’aspetto occupazionale per oltre mille lavoratori nella zona. Quel -28,9% delle calzature nella provincia di Pisa in fatto di export nel primo semestre 2014 rispetto ai secondi sei mesi del 2013 (secondo lo studio della Camera di Commercio) rischia di generare una catena di eventi disastrosi per le zone del Valdarno in cui sono presenti aziende del comparto in cui si producono scarpe. L’allarme è della Cgil della Zona del cuoio da cui parte un appello a unire le forze, «altrimenti rischiamo davvero la catastrofe», sottolina Domenico Contino dello stesso sindacato.
L’amico di Putin. Si tratta di una situazione legata alla crisi dei mercati russo e ucraino, dopo l’inizio della guerra più o meno fredda tra i due paesi all’inizio di gennaio. Pochi giorni fa il presidente del Consorzio calzaturieri pisani, che conta 70 associati, Giampiero Bachini, si mordeva la lingua evitando critiche dure a chi gestisce i rapporti internazionali: «La situazione è già difficile, visto che dal nostro mercato di sbocco, la Russia, arrivano sempre meno ordinativi. Poi alcune alcune decisioni prese recentemente lasciano davvero sconcertati». Non cita l’episodio ma si riferisce al congelamento di beni in Italia per 30 milioni di euro al magnate Arkadi Rotenberg, amico di Puti.
Futuro incerto. La cassa integrazione non sembra ancora da mani nei capelli, ma sta aumentando, come confermato da Stefano Benvenuti che si occupa del settore calzaturiero per la Cgil nei comuni di Montopoli Valdarno e San Miniato: «I dati ufficiali non ci sono ancora, ma possiamo tranquillamente dire che stiamo andando verso l’apertura di una situazione davvero difficile, dopo anni di sofferenza». Già, perché secondo Tania Benvenuti, sua omologa e collega di sindacato, ma per la zona di Ponticelli di Santa Maria a Monte, il settore calzaturiero si sta spegnendo da tempo come un lumicino: «Il quadro è davvero problematico. Per quello che sto vedendo i guai cominciano ad arrivare anche da paesi come la Germania. Due aziende che seguo, per esempio, si sono trovate in difficoltà negli ultimi mesi».
La ricetta di Contino. per il responsabile Cgil della Zona del cuoio, Domenico Contino, occorre che la scarpa locale si leghi sempre alla concia. «Serve più collaborazione fra i due comparti. Certo, c’è il Polo tecnologico conciario dove si sperimenta molto per i due settori. Ma occorre incrementare questa sinergia, perché altrimenti perderemo aziende, ma soprattutto posti di lavoro in un comparto che è sempre stato fondamentale per l’economia pisana come il calzaturiero.
Andreas Quirici
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