La protesta
Desii racconta col Vangelo il suo addio
Un brano tratto da Luca per spiegare il suo stato d’animo: «Talvolta in chiesa si vive in assenza di un Cristo»
PONTEDERA. Ai fedeli, agli amici, a chi lo conosce, ha voluto dirlo di persona. Con una lunga lettera nella quale ha raccontato - attraverso il Vangelo - il suo stato d’animo. Al vescovo, invece, ha comunicato la decisione di lasciare il sacerdozio con poche righe, scritte in maniera burocratica. Secca, essenziale. Senza neppure la motivazione. Claudio Desii, è questo. Don Claudio, come continueranno a chiamarlo in tanti, tra quelli che lo hanno conosciuto, soprattutto nella sua esperienza di parroco al Duomo di Pontedera, è fatto così. «Lascio lo stato clericale in modo definitivo», ha spiegato ai suoi fedeli. Lo ha fatto con «una parola del Vangelo a me cara e che porto nel cuore anche in questo momento delicato della mia vita».
Un brano di Luca,”L’annuncio”, che dice : “In quel tempo, i farisei e i loro scribi dissero a Gesù: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere, così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!».
Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno».
«Credo di sentire questa mancanza – scrive Desii – in chiesa si vive in assenza, talvolta, di un Cristo che ci è strappato, proprio come si strappa un pezzo di stoffa da un vestito nuovo per cucirlo su una stoffa vecchia, di un vestito vecchio. Si crea un grande strappo. Si sciupa il nuovo che non si può adattare al vecchio. Questo penso di aver vissuto». Si riferisce all’operato del parroco. «Ho talvolta strappato il vestito nuovo, quello che credevo e la novità di vita che rappresentava, per calarlo in situazioni pastorali e civili logarate e vecchie, magari per piacere a tutti. Quanti sbagli. Ho cercato di recuperare, non strappando più il vestito nuovo: allora venivo offeso e ripudiato. Quando si diceva che ero megalomane, mi si giudicava come se fossi un fissato che si credeva meglio degli altri. È stata dura. Ma ora ho la convinzione che bisogna essere disposti a pagare per custodire il vino nuovo e per non strappare il vestito nuovo, per rattoppare il vecchio». Don Claudio Desii, era stato in Duomo a Pontedera fino al febbraio del 2007. Poi il vescovo - allora era Plotti - lo trasferì a Pisa. I fedeli protestarono: affissero cartelli in Duomo, in sua difesa e contestarono Plotti in occasione di una messa che venne a celebrare a Pontedera. Di recente era stato a Roma nel ruolo di formatore della Caritas. La svolta - ha sottolineato ancora Desii - è stata presa dopo una lunga riflessione e per questo arrivata senza rimpianti: «Sono stato me stesso – conclude – con i miei pregi e difetti, ma sempre attratto da un sogno: comunicare e condividere la fede nel Vangelo di Gesù con fatti e parole».
Emilio Chiorazzo
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