Gioco
Tartufo, commercianti sul piede di guerra per l’Iva
Sul tubero venduto dalle aziende italiane si paga il 22%, gli stranieri solo il 4% Gli imprenditori lamentano disparità di concorrenza con Paesi come la Croazia
SAN MINIATO. Commercianti di tartufo sul piede di guerra per l’aliquota al 22% dell’Iva sul prezioso tubero. Da San Miniato arriva l’appello, lanciato anche da Alba, al Governo per abbassare la percentuale al quattro, equiparandola ai prodotti agricoli. «Un elemento che frena notevolmente il commercio del tartufo in Italia», spiegano le aziende specializzate in questo settore.
Sulla questione si è espresso anche Alberto Cirio, eurodeputato di Forza Italia: «Se la situazione non viene risolta da Roma allora passeremo da Bruxelles, perché stiamo cercando la strada. Cirio accompagna la delegazione che studia le possibili armi da mettere in campo per un cambio di direzione che sta condizionando la concorrenza delle aziende italiane nei confronti di altri paesi europei, in particolare della Croazia, della Slovenia e di gran parte delle nazioni dell’ex Jugoslavia, dove la ricerca e la vendita di tartufo è molto forte. E che finisce per sconfinare spesso anche in Italia con inevitabili vantaggi economici. In campo, a livello istituzionale, ci sono la commissione petizioni all’Europarlamento e il piano di Bruxelles per armonizzare il più possibile le aliquote Iva sugli stessi prodotti, un regime che diventerà obbligatorio da 2016. E c’è anche chi non esclude un ricorso alla Corte di giusta dell’Unione europea.
«All’estero l’Iva è cinque volte inferiore alla nostra – dicono dalla Gazzarrini tartufi di San Miniato – ed è chiaramente un freno per il nostro commercio. Si tratta di una questione di cui si discute da tempo ma che sembra poter arrivare a una soluzione concreta». Freno, la parola più usata tra gli addetti ai lavori quando si affronta l’argomento. «La vendita a italiani e turisti stranieri nel nostro Pese è inevitabilmente più cara rispetto a quanto avviene all’estero – spiegano dalla Savitar di San Miniato – Se cambiassero le condizioni ci sarebbero risvolti molto positivi per i nostri affari». Una concorrenza sleale sottolineata anche dalla Nacci di San Miniato: «Le aziende croate che vendono in Italia sono numerose e possono contare su condizioni molto più favorevoli. Serve un cambiamento in fatto di Iva». (a.q.)
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