Sicurezza
Pierangelo, Bruno Aral e Domenico i detenuti dal Papa
A 25 anni dalla visita di Giovanni Paolo II in carcere a Volterra una delegazione dalla Fortezza incontra a Roma il pontefice
VOLTERRA. La definiscono «una giornata memorabile». Di certo, l'incontro di ieri con papa Francesco lo ricorderanno a lungo. Un faccia a faccia intenso, tra regali e confessioni, sul sagrato di piazza San Pietro per quattro detenuti del carcere di Volterra (Pierangelo, Bruno, Aral e Domenico) e una delegazione della casa di Reclusione composta dalla direttrice Maria Grazia Giampiccolo, il commissario Giuseppe Simone, l'ispettore capo Paolo Ciro Mercurio e altri operatori della Fortezza.
L'incontro con il pontefice è stato possibile grazie all'impegno di don Paolo Ferrini, il cappellano del carcere. Ed è avvenuto a 25 anni esatti dalla storica visita di Giovanni Paolo II nella casa di Reclusione. Da tempo erano iniziati i contatti con la segreteria di Francesco; l'obiettivo era quello di riuscire a portare il papa nella città etrusca in occasione della ricorrenza. Poi, da Roma è arrivato l'invito in senso opposto e la delegazione si è spostata verso il Vaticano.
«Per noi è stata una giornata memorabile. Tutti ci siamo fermati con il successore di Pietro e gli abbiamo riferito questioni personali - dice l'ispettore capo Mercurio - Francesco conosce la nostra realtà per varie testimonianze e ci ha dato l'impressione che prima o poi verrà a far visita al carcere e a Volterra, come fece Giovanni Paolo II». Del resto, il pontefice non è nuovo a inaspettate sorprese.
La delegazione ha portato anche dei regali simbolici a papa Francesco. Un vaso in alabastro che rappresenta la città e una lavoro in patchwork realizzato nella sartoria del carcere e che rappresenta una delle tante iniziative che negli ultimi anni sono state realizzate alla Fortezza (dalla compagnia teatrale di Punzo alla Cene Galeotte, dalla sartoria ai corsi enogastronomici).
E proprio don Paolo ha voluto raccontare a Francesco «il clima di rispetto per la dignità umana e le relazioni interpersonali che a Volterra sono al centro della vita quotidiana. Un traguardo favorito dal numero non eccessivo di detenuti». Al papa è stato consegnata anche una statuetta - dal ragioniere Silvio Picchia - che farrigura l'ombra della sera, il simbolo della città.
Eppure non mancano i problemi. E di questi Pierangelo, Bruno, Aral e Domenico hanno voluto rendere testimonianza. Su tutti le difficoltà crescenti in questo momento di crisi, nel trovare lavoro all'esterno del carcere per chi gode di permessi. C'è stato anche il tempo per ritagliarsi uno spazio personale. «Oltre al saluto di tutti i miei colleghi - conclude l'ispettore Mercurio - ho consegnato a Francesco una lettera scritta prima dell'incontro. Sono sicuro la leggerà». Il pontefice si è fermato a parlare del carcere con la direttrice Giampiccolo e il commissario Simone.
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